Inkjet e stampa tessile, un binomio vincente

Basse tirature, personalizzazione, dati variabili, riduzione dei costi: sono solo alcuni dei cavalli da battaglia della stampa digitale, caratteristiche che rappresentano i suoi principali driver di adozione. In un settore come quello tessile la stampa digitale è apparsa a fine anni ’90, in particolare coi sistemi Mimaki della serie TX-1600. Sono stati parecchi gli stampatori, in particolare italiani, a interessarsi alle sue possibilità. A livello produttivo però la stampa digitale si è inizialmente scontrata con tutta una serie di problematiche che ne hanno rallentato notevolmente l’adozione: velocità, difficoltà di gestione di supporti complessi come quelli tessili. Far sì che la promessa di una tecnologia non-contact efficace diventasse realtà è stato un processo lungo ma fruttuoso, dato che la stampa digitale nella sua declinazione inkjet è stata capace di crescere fino a diventare oggi una realtà ampiamente diffusa e adottata da molti stampatori tessili.

Uno dei momenti rilevanti nel passaggio dalla sperimentazione alla produzione è iniziato con l’abbigliamento sportivo e la stampa di bandiere, striscioni, insegne, come parte del processo di stampa a sublimazione roll-to-roll. I risultati ottenuti sui tessuti in poliestere hanno da subito convinto gli stampatori tessili a adottare l’inkjet digitale non solo per tutta la parte di campionatura – dov’era già usato dato che permetteva di farla in tirature limitate e con costi più bassi – ma anche per la parte di produzione.

Questo passaggio non è ovviamente sfuggito ai produttori di sistemi digitali, che si sono resi conto che l’inkjet era riuscito a scavarsi una nicchia dalle potenzialità molto interessanti. Collaborando con le aziende meccanotessili, fornitori tradizionali di tutti gli stampatori tessili, questi produttori hanno investito notevoli risorse per trasformare quella piccola nicchia in un vero e proprio segmento di mercato. I risultati finora raggiunti parlano di sistemi di stampa pienamente integrati nei workflow tradizionali – in particolare per quelle fasi di pre e post trattamento dei tessuti spesso critiche per la qualità del prodotto finale. Parlano di qualità, velocità e risoluzione sempre migliori, su una gamma di supporti tessili sempre più vasta. Parlano soprattutto di un’espansione dalla sublimazione – dove l’inkjet viene utilizzato per la stampa che poi verrà trasferita su tessuto – a una stampa diretta, a testimonianza degli incredibili passi avanti compiuti nello spazio di pochi anni.

Se è vero che i principali produttori di sistemi digitali inkjet per il tessile, in particolare per quanto riguarda le teste di stampa, sono giapponesi, l’Italia è prepotentemente al centro di questa evoluzione. Storicamente uno dei Paesi che fa del tessile una sua eccellenza, sono proprio i suoi molti stampatori e produttori coloro che hanno dato un contributo decisivo a rendere l’inkjet digitale quello che è oggi in questo mercato. E l’innovazione non accenna a fermarsi, come dimostrano le nuove generazioni di sistemi, sempre più produttivi (si pensi alla tecnologia single pass), sempre più avanzati qualitativamente, capaci di lavorare efficacemente una gamma sempre più vasta di tessuti. In questo quadro non bisogna dimenticare il fondamentale ruolo svolto dagli inchiostri in questa crescita. La loro evoluzione è costante, andando di pari passo con quella delle teste di stampa di cui rappresentano la linfa vitale.

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Mimaki, il primo produttore a introdurre il digitale nel tessile, continua a innovare come dimostrano i prodotti che saranno il fulcro del suo stand a ITMA 2015: la stampante TX300P-1800, ultima incarnazione di sistemi usati da quasi vent’anni nel settore tessile, e i nuovi inchiostri fluorescenti per le sublimatiche TS300P-1800.

native-ADV-fascia-chiude Mimaki

Il futuro della stampa digitale inkjet nel tessile è destinato a vedere innovazioni sempre più spinte, range applicativi sempre più ampi e qualità sempre più alta. E soprattutto volumi in costante crescita: come testimoniano i dati InfoTrends, nel 2014 sono stati stampati in digitale oltre 600 milioni di metri quadri di tessuto. Nel 2019 saranno 3,2 miliardi di metri quadri, cinque volte tanto per un tasso di crescita del 20% anno su anno. Il valore di mercato nello stesso periodo passerà da 7,5 miliardi di dollari a 33 miliardi di dollari. Definire questo futuro roseo può essere eufemistico.

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