La ricerca segreta di Facebook nel mirino del Garante Privacy inglese

Quanto siamo influenzati da quello che leggiamo sui social? E’ possibile alterare queste emozioni, spingendoci in un senso oppure nell’altro? Domande che in Facebook si sono posti oltre due anni fa, anche se la notizia è solo di questi giorni.

Un gruppo di ricercatori e scienziati di Facebook e delle Cornell University e University of California hanno eseguito un test segreto, nel gennaio 2012, modificando l’algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca degli utenti del social network più famoso del mondo. Quasi 700mila utenti sono stati interessati da questo test, svoltosi senza la loro consapevolezza. I risultati, pubblicati sulla rivista Proceedings della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, hanno messo in luce come la tipologia di notizie mostrate e la percentuale di positività o negatività delle stesse influenza la tipologia e il carattere dei post degli utenti, mutandone l’umore.

La notizia di questa ricerca ha sollevato un vespaio in termini di privacy. In molti si chiedono quanto sia etico condurre uno studio di questo genere senza alcun consenso da parte degli utenti. C’è chi ha sottolineato che tutto ciò è legittimo, in quanto all’atto di iscrizione a Facebook si accetta una clausola che consente agli amministratori di Facebook operazioni interne, compresa la ricerca e soluzione di problemi, l’esame di dati, test, ricerche e miglioramenti del servizio.

Non la pensa così l’Information Commissioner’s Office (ICO) inglese, l’equivalente del nostro Garante della Privacy, che ha deciso di avviare un’inchiesta. L’istituzione del Regno Unito vuole capire se con questo esperimento il sito abbia manipolato i dati personali degli iscritti. Secondo le indiscrezioni l’inchiesta sarà coordinata con la controparte irlandese, paese che ospita la sede europea di Facebook. Tra le ipotesi, secondo quanto riportato dal Financial Times, anche la possibilità di comminare una multa di 500mila sterline, equivalenti a 800mila dollari circa. Per ora altri Garanti privacy non hanno avviato iniziative nei confronti di Facebook, ma non è escluso che possano arrivare nei prossimi giorni.

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