Gli ebook sono veramente i libri del futuro? C’è chi pensa di no

L’avvento degli ebook è stato salutato come il passo decisivo verso un nuovo modo di intendere il libro e sull’argomento sono stati spesi fiumi d’inchiostro (sia reale che digitale). Il numero dei titoli disponibili aumenta in modo esponenziale – i dati A. T. Kearney/Bookrepublic parlano di un’offerta italiana salita da 41mila titoli a 75mila in un anno – , i device pure, gli editori pubblicano in formato digitale affiancando collane di ebook alle classiche collane cartacee.

Eppure c’è chi si rifiuta categoricamente di guardare alla carta come la parte perdente. Fra essi spicca Tim Waterstone, fondatore delle omonime librerie inglesi. “Penso che si sia letta e sentita più spazzatura sulla rivoluzione dell’ebook che su ogni altro argomento“, ha detto recentemente Waterstone durante l’Oxford Literary Festival. “Certamente gli ebook hanno sviluppato una loro fetta di mercato ma tutti i segnali, di sicuro dall’America, mostrano che quella stessa fetta è già in declino. L’aspettativa è che accadrà esattamente lo stesso nel Regno Unito.” Aggiungendo che “il libro fisico, tradizionale, continua a resistere. È uno dei prodotti di consumo migliori e più di successo di tutti tempi e sono sicurissimo che saremo ancora qui tra quarant’anni“.

La dichiarazione, lungi dall’essere un’estemporanea presa di posizione contro un progresso che non può essere fermato, è corroborata da diverse ricerche di mercato. L’Association of American publishers ha rilasciato dati dai quali si nota come i primi 8 mesi del 2013 hanno visto, rispetto al medesimo periodo di un anno prima, un calo netto delle vendite del 5%. Nielsen Uk certifica che in Gran Bretagna gli ebook venduti ad Aprile 2013 sono calati rispetto all’anno precedente, seppur solo dello 0,1%.

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