La tutela dei crediti in ambito internazionale – Seconda parte

Riprendiamo la nostra trattazione sul recupero dei crediti in ambito internazionale ed esaminiamo, prima di tutto, il caso in cui il debitore dell’azienda italiana abbia trasferito le proprie sostanze in un altro Stato U.E. Con il nuovo Regolamento UE n. 655/2014, il 15 maggio 2014 è stata istituita una procedura che prevede l’emissione dell’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari (European Account Preservation Order), detta anche OESC. In tal modo si è voluto facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale con un mezzo efficace, che consentirà a breve al creditore, a determinate condizioni, di impedire il trasferimento o il prelievo, fino a concorrenza dell’importo indicato nell’ordinanza, delle somme detenute dal debitore sul proprio conto corrente, tutelandosi così dal rischio di compromettere la successiva esecuzione del credito vantato.

Si potrà ricorrere a tale procedura solamente a partire dal 18 gennaio 2017, data prevista dal Regolamento n. 655/2014 per la sua applicazione, e lo si potrà fare solo in relazione ai crediti pecuniari in materia civile e commerciale nei casi transnazionali e, in particolare, quando l’autorità giudiziaria che tratta la domanda di ordinanza di sequestro conservativo sia ubicata in uno Stato Membro dell’Unione Europea e il conto bancario oggetto dell’ordinanza sia tenuto in un altro Stato Membro (ad es. si ricorre avanti l’autorità italiana per chiedere un sequestro conservativo di un conto bancario tenuto in Francia). Quanto alla tipologia dei crediti, sarà senz’altro possibile avvalersi dell’ordinanza a garanzia di crediti già esigibili. Con riguardo a crediti non ancora esigibili ci si potrà avvalere comunque dell’ordinanza, purché tali crediti derivino da una transazione o da un evento che ha già avuto luogo e se ne possa stabilire con certezza l’importo.

Non sarà invece possibile ricorrere al sequestro conservativo del conto bancario del debitore in ambiti particolari, quali le procedure di insolvenza, in materia successoria, rapporti patrimoniali fra coniugi, sicurezza sociale e arbitrato. Il sequestro conservativo non potrà inoltre riguardare importi che sono insequestrabili, ai sensi del diritto dello Stato membro dell’esecuzione. Evidenziamo, peraltro, che l’ordinanza in commento si limita a bloccare i depositi del debitore senza però autorizzare che le relative somme vengano automaticamente trasferite direttamente al creditore, il quale dovrà procedere in sede di esecuzione forzata, per poi, al suo esito, soddisfarsi sulle somme sequestrate.

Oltre alle formule di tutela previste dall’ordinamento comunitario, l’imprenditore nazionale ha sempre a disposizione anche l’ingiunzione di pagamento italiana. Infatti, un’impresa creditrice avente sede in Italia può ottenere l’emissione, da parte di un giudice italiano, di un’ingiunzione di pagamento anche nei confronti di un debitore straniero (europeo e non) a cui la stessa verrà notificata secondo regole particolari che, ovviamente, concedono termini più lunghi per il perfezionamento della notifica. Il decreto ingiuntivo ottenuto e notificato in questo modo costituisce titolo esecutivo e, quindi, permette l’instaurazione della procedura di recupero forzoso del credito. Il limite di questo procedimento è che il Tribunale italiano, dopo aver emesso l’ingiunzione, ha esaurito la propria funzione e, soprattutto, i propri poteri. Nessun Ufficiale giudiziario italiano, infatti, potrà recarsi all'estero, pignorare le proprietà del debitore e venderle all'asta come accadrebbe in Italia. Questo perché, per procedere in tal senso, occorrerà che le autorità giudiziarie del Paese in cui si trova il debitore (e in cui si trovano i suoi beni) riconoscano la decisione del giudice italiano e vi diano esecuzione.

Tra i paesi membri della UE tale problema non sussiste, stante la vigenza del Regolamento CE n. 44/2001 (“Bruxelles I”), di recente sostituito dal Regolamento UE n. 1215/2012 (“Bruxelles I-bis”), che prevede il riconoscimento in ogni Stato membro del provvedimento esecutivo emesso dalla autorità giudiziaria di un paese contraente, senza la necessità di attivare alcun procedimento. Dunque, in questi casi, occorrerà solo chiedere l'esecutività presso il paese ove è domiciliato il debitore. Al di fuori del sistema della U.E. è necessario invece essere cauti e verificare, caso per caso, paese per paese, se esistano le possibilità di vedere riconosciuto ed eseguito, all’estero, un decreto ingiuntivo o una qualsiasi altra decisione di un Tribunale italiano. La materia del reciproco riconoscimento e dell’esecuzione delle decisioni giudiziarie, in molti casi, infatti, è retta da trattati internazionali o da accordi bilaterali.

L'Italia, sin dagli anni ‘20, ha stipulato alcuni accordi bilaterali su queste questioni. Tutti questi accordi prevedono che la decisione, in materia civile o commerciale, emanata da un organo giudiziario di uno dei paesi contraenti, abbia pieno riconoscimento ed efficacia esecutiva in tutti gli altri Stati contraenti senza necessità di un'apposita procedura. Per verificare quali accordi abbia siglato il nostro Paese sui temi che ci occupano, potrebbe essere utile consultare il sito del Ministero della giustizia[1] In mancanza di accordi o trattati internazionali, potrebbe accadere, invece, che, pur avendo ottenuto in Italia una sentenza di condanna oppure un decreto ingiuntivo nei confronti di un debitore straniero, il creditore non possa recuperare concretamente il proprio credito, in quanto il provvedimento ottenuto non viene riconosciuto nel paese del debitore. Ciò potrebbe succedere, ad esempio, con gli Stati Uniti d’America, che non hanno aderito ad alcuna convenzione internazionale per il riconoscimento delle decisioni straniere. Discorso diverso vale, invece, per le decisioni arbitrali. In questi casi, come previsto dalla Convenzione di New York del 1958, il riconoscimento di questo particolare tipologia di decisioni è reciproco. Ne deriva, pertanto, che nei contratti con gli U.S.A. potrebbe essere opportuno inserire un'apposita clausola con la quale stabilire che le controversie relative al rapporto vengano decise da un Arbitro o da un Collegio arbitrale.

Poiché il riconoscimento della decisione giudiziale italiana, all’estero, non è così automatico, tale possibilità di riconoscimento deve essere, per forza di cose, valutata a priori. Infatti, sarebbe del tutto inutile attribuire al giudice italiano la competenza in ordine alle controversie insorgenti nell’ambito di un contratto internazionale, sapendo in partenza che la conseguente decisione non sarà comunque riconosciuta nel Paese della controparte, ove andrebbe applicata ed eseguita. In mancanza di convenzioni bilaterali, potrebbe essere quindi opportuno agire in giudizio davanti al foro competente ove è domiciliato il debitore, ossia direttamente presso il giudice straniero. In tal caso, occorrerà però conoscere la normativa nazionale della controparte e quindi sapere in anticipo se, ad esempio, essa preveda o meno una procedura simil-monitoria, che consenta tempi brevi per l’ottenimento del provvedimento (ad es. in Argentina non è previsto alcun istituto analogo all’ingiunzione di pagamento, mentre in Cile ed in Cina sì, sebbene su presupposti in parte diversi e a volte più restrittivi rispetto a quelli italiani).

In conclusione, viste le difficoltà di procedere al recupero del credito in casi come quelli sopra descritti, è essenziale – ancor più di quanto accada per un’attività commerciale svolta in Italia – prevenire fin dall’inizio situazioni che facilitino il sorgere di insoluti, ottimizzando la modulistica contrattuale.

Questo articolo è redatto con la collaborazione con lo Studio Paleari, studio legale di Milano, che opera principalmente nel settore del diritto commerciale, fallimentare e societario, assistendo le aziende in tutti gli aspetti della vita dell’impresa, dalla formazione allo sviluppo e alla gestione, anche in ambito internazionale. DDm si avvale della competenza del titolare dello Studio, Avvocato Luca Paleari, coadiuvato dall’Avvocato Stefania Viola. Con loro, ogni 15 giorni, tratteremo argomenti di interesse per questo mercato sia seguendo un piano editoriale, sia su argomenti proposti dai nostri lettori, che rivestano interessi comuni. Per questa iniziativa i lettori di DDm potranno sottoporre le loro proposte a studio.legale@4itgroup.it

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