Diversificare, la nuova frontiera dei servizi postali

La Via Reale, che cinquecento anni prima di Cristo collegava Susa, in Persia, a Sardi, nella parte occidentale dell’attuale Turchia, non rappresentava solamente una manifestazione del potere dell’Impero Persiano, ma anche uno dei primi se non il primo esempio di servizio postale della Storia. I suoi 2700 chilometri potevano essere percorsi da un messaggero a cavallo in non oltre una settimana, grazie alle numerose stazioni di posta e cambio disseminate lungo la via. In questo modo il sovrano persiano poteva comunicare coi propri governatori locali in modo rapido ed efficiente.

Via Reale

Questa nota storica, oltre che sottolineare l’importanza che i servizi postali avevano già più di 2500 anni orsono, serve per evidenziare un altro fatto: ovvero che le poste sono sempre state gestite dal potere centrale, fosse esso un impero o un piccolo principato. Aperte solo in seconda battuta a messaggi privati, le poste servivano primariamente per tutta la messaggistica di governo e pertanto era il governo stesso a detenerne il controllo.

Fino ad oggi, almeno. La liberalizzazione del settore postale, infatti, è ormai una realtà e ciò sta rivoluzionando radicalmente il concetto stesso di operatore postale. La spedizione e il recapito del pezzo, un tempo cuore stesso del servizio postale, oggi è solo un aspetto di quel che si deve poter offrire per rimanere sul mercato in maniera competitiva. L’avvento del mondo digitale ha cambiato le abitudini degli utenti finali e, di riflesso, quelle di ogni attività commerciale, ivi compresa quella postale. Se un tempo si imbucava la lettera e ci si affidava allo stato di efficienza del servizio postale, oggi l’utente vuole poter seguire la spedizione in tutto il suo ciclo di vita. Questo richiede l’implementazione di tecnologie specifiche di tracking, la dotazioni di particolari strumenti di segnalazione ai postini, la creazione di luoghi virtuali sempre accessibili ove sia possibile seguire in real-time lo stato della consegna.

Questo è solo un esempio di quanto impatto abbia avuto l’opera di liberalizzazione del mercato postale. Ed è indicativo che una recente ricerca fatta dall’UPU (Unione Postale Universale) offra un quadro del settore in cui i servizi postali tradizionali rappresentano, a livello globale, solamente il 48% di quanto offerto da un operatore postale odierno. Quel 52% che ormai rappresenta la maggioranza delle attività è diviso tra servizi logistici (35%), finanziari (12%) e altro (5%). E mentre i volumi di lettere sono in calo da anni, quello dei pacchi è invece in crescita, così come l’impatto complessivo sulle revenue dei servizi finanziari è sempre più alto.

A tutto questo bisogna aggiungere quegli aspetti legislativi che gli enti preposti alla sorveglianza e salvaguardia della libera concorrenza di mercato emanano. Ognuno di essi, frutto di lunghi dibattiti fra operatori, autorità e associazioni di settore, può aprire alcune porte e chiuderne altre, delimitando gli spazi di manovra. E ognuno richiede che gli attori del mercato si adeguino, prendendo le necessarie disposizioni.

Così, se un certo segmento è stato esplorato fin dove è possibile arrivare, non solo bisogna difendere le posizioni ivi raggiunte, ma bisogna anche trovare ulteriori vie di sbocco, nuovi servizi che portino nuovi guadagni e che diano modo all’intera struttura di prosperare. In una parola bisogna diversificare.

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