Poste Italiane, la privatizzazione slitta al 2015

A un mese dall’avvio del processo di privatizzazione di Poste Italiane i lavori stanno già rallentando. Dopo il via libera del governo, infatti, è il cda di Poste, tenutosi martedì 10 giugno, a optare per una strategia di lenta adozione.

La privatizzazione di Poste Italiane è un progetto di grande rilevanza strategica e finanziaria per il Paese sia per la dimensione del Gruppo che per il ruolo di infrastruttura essenziale nel tessuto sociale, economico e finanziario Italiano.  La quotazione va dunque realizzata al meglio nell’interesse dell’azionista Stato, dei futuri investitori e di tutto il Paese per le ricadute finanziarie, industriali e di immagine che avrà anche sui mercati internazionali. […] Vista la dimensione e complessità del Gruppo e i tempi che sono stati necessari per altre privatizzazioni, le scadenze rappresentano una grande sfida, a cui non intendiamo sottrarci. Stiamo lavorando a stretto contatto con il Governo per ottimizzare l’avanzamento dei lavori e finalizzare le tempistiche dei prossimi mesi. Queste dipenderanno molto anche dai tempi in cui si concluderanno alcune importanti attività in cui il Gruppo è impegnato con le sue controparti istituzionali (la Cassa Depositi e Prestiti; la Ragioneria Generale dello Stato; l’Agcom).”

Questo è quanto si legge nella nota emessa da Poste all’indomani del cda, brevi dichiarazioni da cui si evince come i tre mesi di scadenza previsti dal governo potrebbero rivelarsi un tempo troppo limitato per presentare un piano adeguato a un Gruppo che non è più un monopolista del settore postale, ma che si dirama anche nei settori bancario, telefonico, informatico e aereo. Molto probabile quindi che la quotazione in Borsa di Poste Italiane sia un affare da 2015

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