Open Data Day 2014, tempo di bilanci

Chiuso il quarto International Open Data Day (il secondo italiano) tenutosi nello scorso fine settimana, è tempo di bilanci. Sia per quanto emerso sia sulle novità e gli scenari prefigurati durante questa “maratona” che, solo in italia ha visto coinvolte 20 città italiane con altrettanti eventi.

Eventi che hanno visto la partecipazione di pubbliche amministrazioni, imprenditori, associazioni, grandi imprese, amministrazioni centrali, aziende partecipate, università e centri di ricerca.

L’evento centrale, ”Hub” dell’intera giornata si è svolto, come l’anno scorso, a Roma nell’Archivio Centrale dello Stato. Una giornata ricca di interventi e di collegamenti streaming da molte città italiane.

Una “fotografia” della situazione italiana riguardo gli Open Data l’ha fatta l’istituto di sondaggi Piepoli: “Dal campione intervistato dal nostro istituto il 12% degli italiani afferma di sapere cosa sono gli Open Data, ma in realtà solo 7 su 10 ne dà una definizione corretta. Questo significa che bisognerà investire in formazione. Sempre secondo il sondaggio Piepoli l 64% degli intervistati richiede dati sulle istituzioni, un dato che indica come la trasparenza sia la maggiore esigenza delle persone”.

I dati governativi
Parlando di Open Data, una cosa che forse non tutti non sanno, è che il Parlamento Italiano è all’avanguardia da anni.

Sia nell’impegno dei servizi informatici di Camera e Senato (con i siti dati.camera.it e dati.senato.it), sia negli sforzi per far crescere le competenze su tecnologie e contenuti e incoraggiare un uso “business” dei dati resi disponibili in formato linked open data.

Durante l’evento “hub” di Roma, il Servizio Informatica della Camera ha ricordato la recente messa a disposizione online dei dati delle singole votazioni “con la possibilità di individuare la posizione di ogni singolo deputato per ogni legge.

Tra l’altro, proprio in questi giorni, Montecitorio ha reso accessibili altre due banche dati fondamentali: la bibliografia del Parlamento e un aggiornamento sulle 408 “Grandi Opere”, le infrastrutture della Legge Obiettivo.

Grazie a questi accessi sarà possibile conoscere lo stato di avanzamento delle opere strategiche, ma anche i costi. Un esempio di come un Parlamento possa favorire un controllo trasparente della spesa pubblica.

Dell’uso degli Open Data in ambito istituzionale hanno parlato Anna Masera, capo ufficio stampa della Camera dei Deputati e Responsabile della Comunicazione, e Elena Candia, Consigliere Capo Ufficio del Servizio Informatica della Camera dei deputati.  “Molte amministrazioni locali hanno cominciato ad avviare progetti, è evidente la maturità del fenomeno, molto più sentito e diffuso. Noi della Camera ci siamo trovati in un punto di vantaggio più spiccato rispetto agli altri. Dati.camera.it (nata nel 2011), è la piattaforma di pubblicazione e condivisione di Linked Open Data sull’attività e gli organi della Camera. L’obiettivo del progetto è di rendere pienamente fruibile il patrimonio informativo della Camera”.

Sull’altro ramo del Parlamento è intervenuto Carlo Marchetti del Senato della Repubblica, illustrando dati.senato.it, portale aperto nel 2013 che consente sia di scaricare dataset, sia di eseguire interrogazioni su tutti i dati disponibili.

Come superare le difficoltà di fruizione
Per Giovanni Bruno, presidente di Regesta.exe, azienda all’avanguardia nel settore degli archivi online e dei Linked Data, la scarsità del riutilizzo è uno dei problemi principali dello sviluppo futuro dei dati aperti. “Il nodo fondamentale è che ancora pochi li utilizzano: ci vogliono capacità specifiche. I ’raw data’ messi a disposizione necessitano di competenze specifiche per essere decodificati e aggregati”. Come dire, è inutile buttare soldi e dati interessanti se una persona su un milione sa come leggerli.

E’ per questo motivo che il Parlamento tenterà di incoraggiare all’esterno una crescita delle competenze ma anche un uso “a scopo di lucro” dei dati, sia attraverso iniziative come gli hackathon, maratone in cui si sviluppano applicazioni partendo da una serie di dati, o ancora, conferenze aperte come i barcamp.

Sempre nell’ottica di far crescere competenze e interesse attorno ai dati aperti, durante l’evento di Roma è stato presentato l’Istituto Italiano degli Open Data. Una rete di associazioni, organizzazioni, enti, gruppi e persone singole che avrà la funzione di aggregare energie e capacità e raccordare i diversi protagonisti sugli Open Data per favorire lo scambio e la condivisione di pratiche, strumenti, tecnologie.

L’Istituto – ha dichiarato Giuseppe Iacono, vice Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione – si propone di supportare le organizzazioni governative nella formazione delle politiche degli Open Data. Tra i fondatori, Stati Generali dell’Innovazione, Regesta.exe, Forum PA.

Il Presidente dell’Associazione OpenGeoData Italia ha puntato invece l’attenzione sul forte rallentamento che gli Open Data geografici hanno avuto nel 2012 rispetto al 2013 e sulla necessità di mettere a disposizione questi dati da parte di istituzioni che spesso non li rendono disponibili.

E sembra proprio questo il filo che ha legato tutta la giornata dedicata agli Open Data. Superare quella fase in cui ogni soggetto (pa da una parte e cittadini e aziende dall’altra) lavora per conto proprio, per arrivare finalmente allo scambio e alla condivisione di obiettivi.

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