Stampa 3D, è tempo della fase 3.0

Probabilmente se qualcuno ci ponesse la domanda: “Da quanto si parla di stampa 3D?”, risponderemmo che è vecchia di qualche anno. La nostra risposta non sarebbe del tutto errata – solo dal 2007 la stampa 3D è diventata un soggetto di discussione nel mercato; ma staremmo parlando di quella che gli esperti chiamano “fase 2.0”, tagliando fuori tutto quanto l’ha preceduta e resa possibile.

Per trovare le radici della stampa 3D bisogna andare indietro di quasi trent’anni, al 1987, quando l’azienda americana 3D Systems mise in commercio la prima macchina basata sulla tecnologia stereolitografica, ideata e brevettata l’anno prima dal fondatore della società Charles W. Hull. Il mercato di riferimento era quello della prototipazione, per dare alle aziende un metodo rapido di vedere i loro prodotti prima di iniziare la produzione vera e propria. Grazie alle prime innovazioni arrivate all’inizio degli anni ’90, la stampa 3D uscì dalla sua “fase beta” per entrare nella “fase 1.0”, contraddistinta dalla duplice ricerca di migliorie e abbassamenti di prezzo.

Per il successivo salto di qualità si è dovuto aspettare il 2007, quando apparvero sul mercato le prime stampanti 3D per uso personale. La “fase 2.0” ha fatto emergere la tecnologia 3D dalla piccola nicchia di mercato che occupava e l’ha resa un trend di un settore decisamente più vasto, garantendole un’eco e una visibilità prima inimmaginabili.

Gli ultimi sei anni hanno vissuto di una duplice dinamica: da un lato l’ascesa della stampa 3D consumer, passata rapidamente dall’essere una passione di pochi a un settore di mercato con aziende specializzate; dall’altro il rafforzamento dei player storici – 3D Systems, Stratasys – che tramite acquisizioni e partnership hanno gettato le basi per la situazione attuale. Ovvero il grande salto alla fase che analisti ed esperti identificano come “3.0”, quella della definitiva consacrazione.

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Una ricerca di Photizo Group ha evidenziato i principali trend emersi negli ultimi 12 mesi e che stanno già dando le linee guida al settore per il futuro.

Sviluppo del canale retail
La presenza della stampa 3D nel canale retail è sempre più in crescita: nel 2013 le vendite di macchinari, consumabili e accessori tramite retail ha raggiunto l’8,2%, ma questa percentuale è destinata ad accelerare bruscamente nei prossimi mesi. Brand come Amazon o eBay (ciascuno con una quota del 30% nel 2013) sono riconosciuti dalla gente come sistemi ampiamente affidabili per fare acquisti e la presenza della stampa 3D su questi canali conosciuto facilita la sua diffusione, trasportandola al contempo da un contesto fantascientifico per i più a un qualcosa di quotidiano.

Crescita della concorrenza esterna
Se fino a qualche anno fa le grandi multinazionali non si interessavano di 3D, adesso il discorso è decisamente diverso: sono sempre di più i brand che stanno cercando una via per entrare in questo business.

Alcuni hanno deciso di prendere da subito la porta principale, sviluppando e producendo un loro sistema o servizio. Hp – già nel business fra il 2010 e il 2012 – attualmente ha una partnership con Stratasys per la distribuzione in Europa, ma il ceo Meg Whitman ha già dichiarato che è intenzione della società tornare al 3D entro la metà del 2014. Ups ha lanciato in California un servizio di stampa 3D nei suoi punti-vendita, rivolto sia ai singoli che alle aziende, con l’idea di allargarlo a tutto il paese in caso di successo. L’azienda tedesca Arburg, specializzata in macchine a iniezione, ha annunciato a ottobre il lancio di Freeformer, basata su una tecnologia che usa granulati di plastica come materiale di stampa.

Altri invece hanno scelto la via della partnership. Fra questi si segnalano Canon, Synnex, Konica Minolta, Staples, ovvero società che possono mettere sul piatto una rete distributiva globale che può assicurare alle principali società del settore una visibilità e una presenza altrimenti irraggiungibile in tempi brevi. Quanto questo ruolo di soli distributori durerà è da vedere, certamente è un primo passo per entrare nel settore. La cosa abbastanza certa è che il crescente interessamento di competitor non nativi della stampa 3D porterà con sé la necessità di un ripensamento dei modelli di business da parte delle aziende storiche, accelerando l’innovazione e la crescita complessiva.

Basta compromessi
Finora non era possibile ottenere velocità di stampa senza abbassare la qualità del prodotto finale a causa di una minor precisione. I lavori di grande formato erano strutturalmente meno buoni. La gamma di materiali era limitata e non sempre questi erano affidabili. E viceversa, ovviamente. Oggi la tecnologia e le innovazioni hanno portato a erodere sempre più queste differenze, cancellando la necessità di una discesa a compromessi. Le dimensioni di stampa sono aumentate senza cedere alla qualità, la velocità non va a scapito della precisione, il range di materiali è sempre più vasto.

Secondo la ricerca Photizo l’ammontare medio che un utente finale è disposto a spendere per una stampante 3D è di 1380 dollari, volendo ottenere con questa cifra una macchina affidabile e multi possibilità. La sfida del 2014 è far combaciare questa cifra col prezzo medio di vendita, che attualmente è ancora leggermente superiore (ma assai meno di qualche anno fa). Le stesse proporzioni esistono anche nel mercato professionale, dove il valore aggiunto rappresenta qualcosa di molto importante per l’azienda acquirente. Dunque attendiamoci prezzi più bassi, maggior competizione e innovazioni tecnologiche dai prossimi mesi, mentre la stampa 3D passa oltre il muro del compromesso.

Di Federico Zecchini

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