2013, un punto di svolta per l’inkjet

Per quanto l’inkjet sia un argomento caldo fin dal 2008 (quando drupa venne etichettata come l’inkjet-drupa) è difficile sottostimare il continuo impatto che ancora oggi sta avendo in tutte le aree delle Arti Grafiche. Il 2013 rappresenta un interessante punto di svolta: l’inkjet è ovunque, dalla stampa di documenti al packaging, dalle etichette alle decorazioni dal functional printing alla stampa 3D.

Quest’ultima è stata al centro dell’attenzione per tutto il 2013 e le tecnologie a getto sono alla base di moltissime implementazioni 3D (anche se invece di usare inchiostro usano altri materiali). A mio avviso tutto questo ha portato la stampa 3D a raggiungere quello che Gartner definisce “Peak of Inflated Expectations” e che altri hanno definito “Irrational Exuberance”. A sentire il modo in cui certe persone parlano della stampa 3D c’è da pensare che in breve tempo saremo in grado di stamparci da soli una bottiglia di birra completa di tutto, etichetta e tappo inclusi.

Eventi quali Fespa London, PrintPack India, China Print, PRINT 13, drinktec, Labelexpo, Pack Expo, SGIA hanno tenuto alta l’attenzione sull’inkjet. La quantità di materiali e substrati è ormai debordante. Le tecnologie digitali vengono generalmente usate per stampare su carta e su determinate plastiche, ma pellicola, metallo, ceramiche, tessuti, legno e vetro sono tutti substrati in forte rialzo grazie all’inkjet. Non c’è dunque da sorprendersi se molti degli annunci fatti in ambito printing production digitale nell’ultimo anno riguardino applicazioni non documentali quali ceramiche, etichette, packaging flessibile, cartoni pieghevoli e ondulati. Non a caso una delle applicazioni più interessanti della stampa 3D è quella di creare prototipi da usare per la realizzazione di packaging, aiutando i marketer a fornire al mercato i prodotti in minor tempo e con maggior profitto. Un altro esempio è dato dal recente annuncio di Konica Minolta dell’imminenza di un accordo di partnership distributiva con 3D Systems.

L’arrivo del 2014 non fermerà l’impatto dell’inkjet. La capacità dei sistemi inkjet ad alta velocità di invadere il territorio detenuto da altre tecnologie è molto significativa. Un Psp abituato a una produzione ad alti volumi ha recentemente dichiarato che la macchina appena acquistata sarebbe stata probabilmente l’ultima offset presa dall’azienda. E che anche l’elettrofotografica fosse al capolinea. La grafica di grande formato per interni ed esterni, le etichette e i documenti full-color (per applicazioni quali libri, DM e transazionale) sono settori nei quali l’inkjet ha compiuto poderose conquiste; ma in altri campi deve ancora dimostrare appieno quanto vale – packaging, cataloghi, giornali, stampa commerciale. Il costo dei consumabili e dei substrati è ancora un problema aperto nell’ambito della stampa documentale ad alta copertura. Così come la necessità di stampare su substrati patinati o non porosi crea un aumento dei costi e difficoltà produttive.

Ma i costi, per quanto importanti, non sono i soli fattori. Il vero valore della stampa digitale di produzione ad alti volumi risiede nella sua capacità di influenzare aspetti quali l’automazione di processo, la produzione just-in-time, la personalizzazione. Senza contare i possibili benefici ambientali, con minor spreco e processi più green. Per la stampa documentale questo si traduce in applicazioni come la produzione on-demand di libri, materiali di marketing e foto di merchandise. Questi esempi riguardano il passaggio dalla produzione di massa alla personalizzazione di massa, e gli stessi benefici sono applicabili ad altre aree. Il potenziale di questo tipo di trasformazione aziendale è ciò che separa la stampa digitale dalle altre tecnologie di stampa. Ed è anche un buon motivo per tenere d’occhio il percorso di crescita dell’inkjet nel 2014 e oltre.

articolo scritto da Jim Hamilton, Group Director InfoTrends, e pubblicato sul suo blog all’interno del sito di InfoTrends

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