Grafco e la diversità come base per rilanciare il settore delle arti grafiche

Grafco è un’azienda, nata nel 1979, specializzata nella formulazione e realizzazione di prodotti e inchiostri per serigrafia, tampografia e flexo formulati – in particolare inchiostri in base solvente per la serigrafia su materie plastiche, serigrafici per la produzione di transfer, inchiostri e vernici UV per il settore della cartotecnica, inchiostri per tampografia e per applicazioni speciali.

Nel corso dell’ultima Grafitalia Digital Document magazine ha incontrato Giampaolo Coin, figlio del fondatore dell’azienda trevigiana Lino Coin.

Innanzitutto ci racconta meglio chi è Grafco e qual è il suo mercato di riferimento?
Grafco opera principalmente come produttore di inchiostri e grazie alla collaborazione con alcuni partner internazionali (Unico, Proell, Pulse, Murakami, Jujo Chemicals Japan e Nor Cote) è anche importatrice e distributrice di diversi marchi stranieri. Siamo attivi anche nel campo della flexo, dove siamo entrati nel mercato delle applicazioni su etichette industriali. In particolare ci siamo specializzati nella tecnologia Narrow Web,  che negli ultimi dieci anni ha subito notevoli sviluppi tecnologici.

E per quanto riguarda la stampa digitale?
Non è una nostra prerogativa, attualmente. Non perché non ci interessi ma perché, al momento, non ci sono i presupposti per gestire direttamente gli inchiostri. Questo non vuol dire che non abbiamo studiato dei prodotti per questo settore, anzi. Tecnicamente abbiamo già disponibili una serie di inchiostri adatti, ma ancora non li commercializziamo perché vogliamo capire in che direzione va questo mercato.

A fronte delle numerose defezioni che hanno caratterizzato questa Grafitalia, la presenza di Grafco che cosa significa? Che messaggio avete voluto trasmettere?
Il messaggio principale che deve passare è che occorre ottimismo, in qualunque settore un’azienda operi. Chi ha pensato di non partecipare a Grafitalia perché l’ha giudicata inutile, a mio parere, ha commesso un errore. Le difficoltà le abbiamo tutti (è risaputo che il settore del tessile attualmente non è dei più floridi) ma nostra decisione di essere presenti in fiera è data dal fatto che il mercato delle arti grafiche ha ancora qualcosa da dire e soprattutto da fare per muovere l’economia di questo Paese.
Da questo punto di vista rinunciare a fare qualcosa, per me, è già cominciare a morire.

Ognuno può fare le proprie valutazioni ma nel mondo delle arti grafiche ci sono ancora delle possibilità se si punta alla diversità. E’ chiaro che se vogliamo fare concorrenza ai cinesi siamo morti. Stessa cosa se vogliamo competere con i bassi prezzi della Turchia. Noi abbiamo solo un’arma a disposizione:  la nostra storia, la nostra competenza e la nostra idea del bello.

E il mercato come le sta rispondendo?
Il mercato sta rispondendo con segnali nettamente positivi. E questo perché abbiamo abbandonato da tempo l’obiettivo dei grandi numeri, focalizzandoci invece sulle nicchie di mercato, dove serve competenza, preparazione, solide tecnologie e dove il valore aggiunto, oltre che apprezzato, viene anche ricompensato nel giusto modo.

La parola d’ordine quindi è diversificare. Ci descrive in poche parole la sua diversità?
La nostra diversità sta nella capacità di produrre su misura per esigenze specifiche, in modo customizzato. Il nostro è un sistema che premia l’eccellenza e la commistione di diverse professionalità e competenze che portano ad avere prodotti unici.
Sono convinto che la base del nostro “successo” sia la stessa che caratterizza il sistema Italia in moltissimi settori. Un’ulteriore motivo per credere nel rilancio e non smettere di essere ottimisti.

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