Per la stampa e gli stampatori ancora un anno di evoluzione

Alcune riflessioni emerse a corollario delle consuete analisi svolte da Argi e da Asso.It per la valutazione dell’andamento del fatturato relativo al venduto di macchine e soluzioni per le arti grafiche.

E’ proseguito nel 2012 lo studio dell’andamento del venduto di macchine e attrezzature destinate al mercato delle arti grafiche nazionali. L’osservatorio ha avuto nel corso di quest’anno un arricchimento dettato dal fatto che le due associazioni che rappresentano a livello nazionale i fornitori di sistemi e soluzioni per la stampa offset e digitale (Argi e Asso.IT) si sono accordate per rendere omogenei gli studi. Si sono così create delle classificazioni che hanno permesso di aggregare i dati di venduto sia dei sistemi di stampa offset sia di quelli di stampa digitale classificati come ‘di produzione grafica’ e quindi indirizzati a stampatori e operatori del settore grafico e cartotecnico.
Al di là della valutazione puntuale dei numeri, consultabili su www.argi.it, vogliamo riportare alcune delle considerazioni scaturite durante gli incontri associativi tenutisi durante l’anno.
E’ il Presidente di Argi (Francesco Crotti) l’artefice della metafora più adeguata per definire l’attuale mercato. “Non si tratta più di aspettare che smetta di piovere e torni il sole, come è sempre successo. Oggi ci troviamo ad affrontare un cambiamento generale. E’ come se il clima temperato cui siamo sempre stati abituati, d’un tratto fosse diventato tropicale. E per sopravvivere ci si deve adeguare”.
Una provocazione, sì, ma aiuta a riflettere e a comprendere perché dopo la crisi economica che ha attraversato l’Italia tra il 2008 e il 2009, nulla sarà più come prima. Anche per l’industria grafica italiana. Per interpretare questa vera e propria “rivoluzione” non si possono più fare i confronti (dai numeri alle strategie industriali) con il passato. Non ha più senso contare le macchine da stampa o le tecnologie installate nelle imprese grafiche nel 2011 con quelle di cinque o dieci anni fa. Il settore della stampa rispecchia l’andamento più generale dell’economia, e se il Pil scende – e l’Italia è tecnicamente in recessione – chi stampa giornali, volantoni della Gdo, cataloghi, libri o imballaggi, non può che adeguarsi e in qualche modo “subire” la contrazione del mercato.

Ma chi ha detto che non potrà essere meglio?

Per i produttori di macchine da stampa la crisi economica ha segnato anche il progressivo “passaggio” dalla stampa offset alla digitale. Dal 2009 al 2011 il fatturato delle prime è calato del 41,6%. Mentre il mercato delle macchine digitali ha avuto una vera e propria impennata nel 2010 (+55%), per poi tornare a scendere, mantenendosi a quota +14%. Altro dato importante quello sulla produzione in bianco e nero e a colori. La prima, sempre nel biennio 2009/2011 ha perso il 3%, la seconda è in crescita costante, con un +75,7%.
Questi numeri possono essere letti secondo diverse prospettive. Tra le più interessanti, quella che testimonia come di pari passo con la recessione sono cominciati gli slittamenti degli investimenti dai canali di comunicazione tradizionale a quelli di comunicazione digitale. In parallelo si registra un calo sostanziale dei volumi di stampa ‘massiva’, a cui fa da contraltare la crescita dei volumi di stampa personalizzata, mirata al consumatore. Questo perché – come sostenuto da Jupiter Research – la cosiddetta “rilevanza per il consumatore” migliora gli utili delle campagne di 9 volte rispetto ai mailing di massa non mirati.
Nel passaggio dalla comunicazione tradizionale a quella in cui sono sempre più usati molteplici canali di diffusione delle informazioni si sta però evidenziando come l’interdipendenza e l’integrazione tra canali siano il valore aggiunto reale.
Saper gestire la molteplicità dei canali, tra digitale e fisico, è il passaporto richiesto per transitare nella nuova era della professione di stampatori. Un passaporto ottenibile non rinnegando però la cittadinanza acquisite, come emerge dalle parole espresse da Giovanni Battista Colombo, presidente di Assografici, al Digital Printing Forum 2012: “Non serve cambiare. Serve aggiungere professionalità, competenza sulle nuove tecnologie”.

Domanda e offerta si scambiano i pesi
E’ questa la chiave che aprirà al settore della stampa le porte del riscatto e del rilancio, unitamente alla consapevolezza che si è passati da un eccesso di domanda rispetto all’offerta a un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Questo significa che oggi l’obiettivo non è più quello di soddisfare la richiesta potenziando la base produttiva e investendo in nuove macchine, ma differenziarsi con la qualità e il servizio cercando i segmenti di mercato più redditizi. In un mercato, come quello attuale, dove l’offerta supera la domanda cambiano le regole della competizione perché se un’azienda non riesce a intercettare la domanda, la sua offerta rimane persa.
“Controllo dei costi, time to marketing, flessibilità sono i tre elementi imprescindibili che un imprenditore deve saper governare”, ribadisce il presidente di Argi in un suo intervento sempre al Digital Printing Forum. L’azienda deve essere dunque in grado di proporsi sia nella capacità di ridurre i propri costi operativi per far fronte al calo di domanda, sia di poter rispondere a eventuali picchi di domanda senza perdere le commesse. Per fare questo servono tecnologie flessibili e una capacità di armonizzare e distribuire al meglio i workflow di lavoro.
Proseguendo nella lettura di altri articoli presenti su questo numero della rivista si troveranno indicazioni relative agli andamenti economici di segmenti di mercato diversi. Dalla produzione di libri, alla produzione di mailing cartaceo, alla comunicazione digitale e integrata con attività di direct. Ciascuno di questi segmenti ha ciclicità di volumi e opportunità o pericoli. Ancora più importante dunque interpretare il ruolo di stampatori e operatori grafici. A volte può essere rischioso essere generalisti e non cogliere le domande di nicchia; ma a volte diventare troppo di nicchia si scontra con una economia imprevedibile e a rischio di cali in settori che fino a poco prima erano floridi.
Flessibilità, capacità di organizzare il lavoro sfruttando appieno lo sviluppo dell’online e della automatizzazione dei processi. Competenze e profili professionali capaci di gestire l’innovazione come sfida e opportunità e non come pericolo o vincolo.
Al di là dunque dei numeri di venduto di macchine e attrezzature, è ora il momento per l’industria grafica di convivere con un mercato profondamente diverso rispetto agli anni scorsi, di­mensionato in maniera differente rispetto al passato, ma che non è detto non possa riservare le stesse soddisfazioni.

Questo articolo è uscito sul numero di settembre di DDm. Per vederlo in versione online clicca qui.

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