Confindustria digitale: con la spending review 33 miliardi di risparmi

Confindustria Digitale fa i conti in tasca alla Pubblica Amministrazione e punta, ora che il decreto della spending review è diventato legge, a trasformare l’Italia in un Paese dotato di un’amminstrazione moderna, semplice e trasparente. Alleggerire la burocrazia italiana impostando la politica degli uffici online garantirebbe alle casse dello stato un risparmio di 33 miliardi di euro, in tre anni, dovuti principalmente alle minori spese a alle maggiori entrate grazie al recupero dell’evasione.

Gli strumenti per avviare questa vera e propria rivoluzione adesso ci sono: è infatti diventato obbligatorio per le PA realizzare tutti gli approvigionamenti attraverso la Consip dando una conseguente forte sforbiciata alla spesa per l’acquisto di beni e servizi. Al contempo, ha preso il via il programma dell’agenda  digitale ed è nata l’agenzia che dovrà fissare standard comuni e accelerare la mutazione informatica di ministeri, regioni, comuni, aziende e enti pubblici. Ma la trasfrmazione non è scontata.

Ci sono forti resistenze al combiamento all’interno della pubblica amministrazione“, ha spiegato Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, “e vanno rimosse. Per centi versi si è imboccata la strada giusta: penso alla strategia dei costi standard, ai nuovi obbighi di acquisto tramite Consip. Per altri meno: ad esempio suylla questione delle Province si sono percorse soluzioni intemedie come l’accorpamento anzichè la soppressione.”

Ora molto dipende da come sarà attuata questa spending review“, ci tiene a precisare Parisi. “Noi puntiamo molto sulla fase 2, in settembre. La fase 1, appena conclusa, obbliga tutte le amministrazioni a procedere con l’acquisto di beni e servizi tramite la Consip e le centrali di acquisto regionali. L’effetto pieno di questa norma si vedrà nel 2014: i risparmi ottenibili sono di almeno 13 miliardi, equivalenti a circa il 10% dei 136 miliardi spesi per l’acquisto nel 2010“.

C’è un ultimo capitolo, molto ampio, ancora aperto“, sottolinea Parisi, “ossia quello della piena interoperabilità delle banche dati nella Pubblica amministrazione centrale. Un modello end to end, dal travet al cittadino in cui l’intero processo sia digitale darebbe la vera svolta. A costi non molto diversi da quelli attuali, infatti basterebbe spendere al meglio i 6 miliardi che già oggi l’amministrazione investe in tecnologie informatica”.

Infine l’altro lato della medaglia: i recuperi di produttività grazie all’introduzione di un sistema pienamente digitale. Confindustria ipotizza un 5%su un valore medio per adetto di 40mila euro l’anno: totale 6 miliardi, pari allo 0,5% di Pil in più.

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