Prospettive di stampa, ce ne parla Sergio Vitelli, Asig

Il mondo delle telecomunicazioni e quello del web hanno subito negli ultimi cinque anni una nuova fase di espansione che, superando barriere geografiche, linguistiche e culturali, ha prodotto fenomeni planetari e dirompenti nella fruizione di notizie, opinioni, immagini e contenuti video attraverso Social Network quali Facebook, Twitter, Pinterest per l’uso personale e YouTube, web TV per l’infotainment e Network di utilità personale nel business e nella vita quotidiana (Linkedin, CraigList, Groupon, Meteo, Viaggi, sistemi di geolocalizzazione …).

È un ricordo il presidio dell’informazione da parte di giornali e mezzi tradizionali come TV e radio: ora i contenuti informativi viaggiano indipendenti e fuori controllo su apparecchi mobili potenti e miniaturizzati (mobile phone, smartphone, IPhone fino alle più recenti apparecchiature ereader e tablet).

Il danno arrecato dalla TV alla carta stampata è stato lieve in confronto a quanto l’avvento dei nuovi media digitali sta producendo al mondo della comunicazioni tradizionale, che ha perduto il monopolio delle notizie, cui si accede in modo immediato con la possibilità di discutere in contemporanea, o quasi, all’accaduto rendendo le persone più partecipi e “dentro” la notizia. Da qui, una disaffezione verso le fonti abituali che sono quasi delegittimate da un popolo diventato se non giornalista, almeno documentatore dei fatti in tempo reale.

Le difficoltà in cui versano i giornali cartacei sono anche dovute all’attuale situazione mondiale con la pesante recessione economica derivata dalla globalizzazione indiscriminata e il crollo del valore della mano d’opera; con la voracità del “capitalismo finanziario” che ha rallentato, fino talvolta a bloccare, il flusso pubblicitario. Il panorama per giornali e quotidiani cartacei si prospetta sfortunatamente stabile da questo punto di vista e la speranza di una crisi momentanea sfuma nella certezza di una crisi “sistemica”. Con prevedibili conseguenze in vari ambiti.

Per le redazioni giornalistiche
a) necessità di ristrutturarsi per seguire in tempo reale e tendenzialmente nelle 24 ore nascita e evoluzione di fatti, notizie, tendenze culturali e sociali
b) necessità di collegarsi in maniera stabile ai lettori e più in generale agli “infousers” tramite i Social Network, incentivandone la capacità di supporto parallelo (“Citizen Journalism”).
c) necessità di ripensare totalmente il prodotto in termini di informazione personalizzata e di infotainement in funzione di una platea ormai frammentata negli interessi, nella fruizione delle notizie, negli strumenti di ricezione delle stesse.

Per le Aziende Editoriali
a) crollo dei risultati di bilancio dovuto alla forte riduzione di introiti pubblicitari e ricavi da vendite
b) necessità di ridurre molto rapidamente le foliazioni e le tirature necessarie
c) necessità vitale di ridurre drasticamente i costi (addetti in tutti i settori , procedure e automatismi di controllo, acquisti di servizi) dovendo, paradossalmente, fornire un prodotto più ricco non solo di contenuti informativi e visuali, ma anche e soprattutto di analisi e approfondimenti qualitativi per sfruttare l’unico punto debole della crescente marea informativa che dalla rete aggredisce i suoi clienti.

Per le aziende produttrici di impianti industriali
a) drastica diminuzione di utilizzo dei loro impianti da parte della clientela (oggi il parco rotative installato nel nostro Paese presenta una sovraccapacità produttiva inutilizzata pari al 40% della sua entità ) con conseguente automatica forzosa rivalutazione della loro vita lavorativa prospettica
b) arresto dei progetti di ampliamento e innovazione tecnologica, con conseguente e immediata svalutazione del mercato di competenza
c) innesco di feroci ristrutturazioni o, nei casi peggiori, chiusura dell’ attività o di parte di esse (come la fine delle attività di Wifag e Kodak fotografia, lo smembramento di manro land, l’incorporazione di Wamac in Shur, la riconversione ai settori alimentare e farmaceutico di Ferag e Müller Martini).

Come affrontare il futuro
Una visione che non lascia spazio a speranze di “rinascita” dei giornali stampati. L’infografico di questa pagina , realizzato alla fine del 2010 da un gruppo di ricercatori australiani sotto la guida di Ross Dawson fotografa, anche se in modo schematico, la prossima fine del giornale cartaceo sul nostro pianeta. È con questa deadline che le aziende industriali specializzate nella stampa dei giornali debbono fare i conti per qualsiasi piano strategico.

Riduzione dei costi industriali
Costi del personale da minimizzare utilizzando gli strumenti di: flessibilità lavorativa degli addetti evitando le barriere storiche tra mansioni interdipendenti e tra sottomansioni nell’ambito di ciascuna mansione (esempio la differenziazione tra addetti alla produzione lastre di stampa e al loro montaggio, ovvero la distinzione tra addetti agli stacker di impacchettamento, reggitrici, cellofanatrici, ribalte); flessibilità degli orari di lavoro in funzione delle necessità produttive; recuperi di produttività mediante pieno utilizzo dell’orario lavorativo (per manutenzioni, revisioni tecniche ecc. nei periodi produttivi inutilizzati).
Queste opportunità sono ormai alla portata delle aziende per l’atteggiamento molto più prudente del Sindacato Nazionale Poligrafici nell’attuale discussione del rinnovo del CNL.
Costi derivanti dagli scarti produttivi, da minimizzare ottimizzando le modalità di lavoro e specializzando gli addetti sulle funzioni di controllo; costi delle materie prime da minimizzare utilizzando standard qualitativi obbligatori per i fornitori; ottimizzare i consumi energetici sia per quanto attiene il condizionamento ambientale, sia per l’illuminazione.

Puntare a servizi alternativi
Attraverso l’analisi di opportunità di mercato nel settore degli stampati semicommerciali per tentare di fare crescere capacità produttive e qualità dei prodotti.
Questi obiettivi possono essere perseguiti mediante reperimento sul mercato della stampa commerciale oppure guardando al mondo web dove attingere cataloghi, listini, depliant relativi a materiali acquistabili in rete, programmi e promozioni relativi a eventi. Questi servizi presuppongono un iniziale investimento in know how web e in nuove risorse dedicate alla penetrazione commerciale , nonché in tecnologie di stampa più flessibili di quelle attualmente installate.
Un ulteriore e importante ampliamento del raggio d’azione dello stampatore, potrebbe essere il tentativo di gestire la commessa in senso globale e cioè dal produttore al punto vendita.
In tal senso già oggi grandi organizzazioni editoriali stanno facendo confluire sotto una unica responsabilità le funzioni di produzione, logistica e distribuzione (RCS Media Group) e nel mondo sia occidentale che orientale si sta facendo strada, sul modello delle “supply chain”, la necessità di analizzare il costo produttivo non più come costo copia prodotta, ma come costo copia esposta nel punto vendita.

Investimenti alternativi
Da seguire con attenzione le opportunità offerte dalla stampa digitale. Le problematiche di tali sistemi risiedono attualmente nel costo di investimento dei sistemi (dell’ordine di 1-2 milioni di euro) e nel costo dei materiali di produzione, con particolare riferimento ai toner che danno un costo copia pari a circa il doppio dell’equivalente costo copia offset. L’evoluzione della tecnologia di stampa digitale continua a mantenere un alto tasso di crescita e lascia intravedere sia l’opportunità di allestire dei “beta site” a costo impianto molto basso (per la forte necessità di promozione da parte dei produttori), sia di forti ottimizzazioni nel costo degli inchiostri.

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