Fujifilm pret a porter del Salone del Mobile

Vetro, ceramica, pietra, cartone, alluminio, legno, pelle, forex. .. e mille altri materiali. Perché materia e stampa oggi possono fondersi dando corpo a opere senza tempo.

Almeno secondo Fujifilm che in questi giorni, in occasione del Salone del Mobile, ha allestito allo spazio Jannelli&Volpi a Milano un’esposizione dedicata al mondo dell’arredo e del design.  

La redazione di DDm ci è andata. Per vedere. Per toccare. Per raccontare. Per incontrare gli esperti.  Fujifilm principalmente, ma anche Rossetti Group e Eidos che hanno contribuito a creare questo allestimento.

Dieci designer, dieci materiali, dieci diversi stili di stampa. In un ambiente privo di contaminazioni si sviluppa un percorso a tappe alla scoperta di dieci esperienze di design. Ogni tappa svela una storia, dove il connubio idea e materia genera un oggetto unico e raro. Attraverso i processi di stampa Fujifilm, i capitoli di questa storia si animano, imprimendo sui più disparati supporti i volti dei designer che hanno “domato” la materia per renderla efficiente per un uso quotidiano. Ogni “ritratto” è accompagnato da un oggetto emblematico, frutto del lavoro di ricerca e sviluppo di ciascun professionista.

Uno sguardo ad alcune delle installazioni.

Facciamo due chiacchiere con gli esperti…

Roberto Gambarotta – Wide Format Sales Development Manager – qual è il significato dell’evento organizzato da Fujifilm all’interno del Fuori Salone del Mobile?

“Il salone del Mobile di Milano è una vetrina importantissima per lanciare questo tipo di prodotto, destinato principalmente a designer, architetti, arredatori che si nutrono costantemente di nuove idee da sperimentare. Purtroppo il mondo del Salone del Mobile conosce in modo troppo “soft” il settore della stampa e che cosa la stampa digitale può fare per loro.”

“Proprio per questo“, tiene a precisare Ignazio Binetti, Wide Format Sales Consultant, “abbiamo deciso, o meglio, avuto il coraggio di investire in comunicazione in questo mercato. Che crediamo abbia profondamente bisogno di noi e delle nostre soluzioni, da sfruttare nei diversi mercati legati al mondo del design.”

Dunque, se state puntando su questo settore è perché pensate ci possano essere buone possibilità di fare business?

“Più che di business io parlerei di comunicazione. Noi crediamo che il mondo dei designer e quello dell’arredamento  necessitino continuamente di innovazione e informazione per rispondere alle esigenze del mercato che chiede sempre idee innovative. In questo senso, le nostre tecnologie possono dare supporto adeguato: la dimostrazione sono i nostri prodotti che presentiamo oggi che sono il frutto di  un lungo processo di ricerca su materiali, ma soprattutto sul colore e sulle tecnologie di stampa.”

Ecco appunto. Parliamo della tecnologia che ha permesso di creare queste installazioni.

Roberto Gambarotta:  La tecnologia alla base di queste stampe è basata principalmente sulle testine di stampa e sugli inchiostri Uv. Sugli inchiostri Uv c’è da fare una premessa: Fujifilm qualche anno fa ha ì acquisito l’inglese Sericol, una tra le più importanti aziende di inchiostri nel mondo. Da lì la strada è stata tutta in discesa: ricerca e sviluppo sono stati i fattori chiave per riuscire oggi a creare questo tipo di stampe. Che si basano su inchiostri molto particolari: monomeri che vengono polimerizzati diventando come una pellicola di plastica, quasi una verniciatura”.

Poi ci sono le testine: in questo caso si tratta di testine con ugelli molto piccoli, direi piccolissimi, frutto di una ricerca mirata e adeguate al tipo di inchiostri che devono trattare.

E poi c’è la macchina…

“Certo”, precisa Ignazio Binetti, “la macchina da stampa è sicuramente parte fondamentale di questo processo …

“In particolare la velocità di stampa”, interviene Damiano Rossetti che si occupa di Produzione all’interno della Rossetti Group. “In un mercato come questo, dove può capitare che ti arrivi una commessa da evadere nel giro di pochi giorni (quasi si trattasse di un print on demand) le capacità di asciugatura della macchina sono fondamentali, devono essere praticamente istantanee, senza rovinare la stampa, ovviamente. Direi che Fujifilm su questo è 1-2 passi avanti rispetto ai suoi competitor.”  

Stiamo parlando comunque di un prodotto di nicchia, la richiesta del singolo designer può tranquillamente paragonarsi ad una attività di print on demand. C’è spazio dunque per creare un business e soprattutto, visti i tempi che corrono, i prezzi possono essere competitivi?

“Nel nostro mercato si parte sempre un po’ dall’alto”, spiega Ignazio Binetti. “Stampare poche copie è chiaro che ha un costo superiore rispetto che stamparne milioni. Ma quello che ci apprestiamo a compiere è il primo passo di un processo evolutivo che permetterà di diffondere sul mercato queste applicazioni. Oggi sono per pochi, domani più approcciabili, anche dal punto di vista della spesa.”

Perché?

“Perché la tecnologia digitale si sta evolvendo in modo impressionante”, prosegue, “diventando complementare alla stampa offset.  I costi di questo tipo di stampa continueranno ad abbassarsi man mano che le tirature saliranno, in vista di un futuro che, a mio parere, sarà tutto in digitale.”

“Per noi è sicuramente un vantaggio”, interviene Romano Zanetti di Eidos. “Noi che abbiamo sviluppato un business di stampa a partire dalla fotografia, oggi, grazie a questi supporti, riusciamo a proporre sempre qualcosa in più. Con una differenza minima rispetto ad altre tecniche come la litografia e la serigrafia, che in questo mondo vengono ancora ritenute le più affidabili a livello di qualità.

Già, perché la stampa digitale, in principio era nata come stampa per la pubblicità. Oggi a che punto siamo?

“A livello di conoscenze, specie nei settori che ci conoscono poco come questo dei designer,  non siamo molto distanti da 30 anni fa”, sottolinea Damiano Rossetti. “Noi, come Rossetti Group abbiamo vissuto tutta l’evoluzione della stampa digitale fino ad oggi.  E oggi posso dire che, nonostante siano passati 30 anni, c’è ancora molta diffidenza.  Specie in nuovi mercati come questo la tecnologia digitale viene ancora vista come prettamente pubblicitaria, quindi gli architetti hanno ancora difficoltà ad accostarsi a questo settore. In realtà abbiamo raggiunto livelli qualitativi impensabili, e ovviamente il costo è competitivo.”  

Abbiamo parlato di tecnologie, di ricerca, di mercato. Ma all’inizio della nostra chiacchierata Fujifilm ha parlato di “comunicazione”, l’importanza di veicolare un messaggio per far scattare, in chi ancora non vi conosce, la molla della curiosità.  Qual è questo messaggio?

Roberto Gambarotta : “Fujifilm, la stampa diventa design. Noi siamo pronti!”

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