Argi: recuperare competitività si può

Il clima è cambiato. Dopo la crisi economica che ha attraversato l’Italia tra il 2008 e il 2009, nulla sarà più come prima. Anche per l’industria grafica italiana. Ma chi ha detto che non potrà essere meglio?

E’ una provocazione, si. Ma aiuta a riflettere e a comprendere meglio il contesto in cui Argi, giovedì scorso, ha presentato i consueti dati di mercato annuali (elaborati sulle vendite di tecnologie delle aziende associate ad ARGI e a AssoIT) oltre che il suo nuovo presidente, Francesco Crotti, che ha preso il posto di Giorgio Brambilla.

E proprio Crotti è stato l’artefice della metafora più adeguata per definire l’attuale mercato. “Non si tratta più di aspettare che smetta di piovere e torni il sole, come è sempre successo. Oggi ci troviamo ad affrontare un cambiamento generale“. E’ come se il clima temperato cui siamo sempre stati abituati, d’un tratto fosse diventato tropicale. E per sopravvivere ci si deve adeguare.

Sopravvivere oggi, per l’industrial grafica, vuol dire adattarsi ad un mercato profondamente diverso rispetto agli anni passati e in continua evoluzione.

I presupposti per crescere, peròà, ci sono.

Argi tra il 2011 e il 2012 lo ha fatto, portando le aziende associate da 14 a 22. Chiaro segno che le imprese avvertono la necessità di fare aggregazione e di sentirsi rappresentate per affrontare meglio questo periodo di transizione.

Ma vediamo nel dettaglio i dati di mercato, che riguardano macchine e materiali di consumo per tutta la filiera della stampa offset, dalla prestampa alla legatoria e cartotecnica, più le tecnologie di stampa digitale.

Osservando i numeri, il presidente di Argi Francesco Crotti, ha tenuto  a sottolineare che la nostra industria grafica nel periodo 2003 – 2011 tutto sommato non è andata malissimo, nonostante abbia segnato un -13%. Il nostro paese ha fatto sicuramente meglio di Francia ( -28%) e Inghilterra (-21%), che hanno subito il calo peggiore, ma peggio della Spagna (+1,8%) – cresciuta bene perché partiva da un livello  più basso rispetto al nostro – e peggio della Germania (+1,6).

I dati appena elencati vanno interpretati facendo alcune precisazioni, sottolinea Crotti:  il periodo 2008 – 2011 è  stato caratterizzato da una serie
di concomitanze sfavorevoli. In primo luogo la crisi interna al settore stampa determinata da:

  • Le dinamiche economiche nelle aziende vendor che hanno portato a ristrutturazioni, chiusure, alleanze
  • L’anno di Drupa come fine di un ciclo di investimenti

Poi  la crisi generale dell’economia italiana che ha determinato:

  •  Un rallentamento dei consumi e a un conseguente sbilanciamento della domanda e dell’offerta
  • una pesante stretta creditizia nei confronti delle imprese

E proprio Drupa potrebbe essere la chiave di “svolta” per il mercato grafico. Drupa che chiude definitivamente il ciclo di investimenti  2008-2011 per aprire uno nuovo. “I mesi che abbiamo davanti hanno delle buone credenziali per recuperare appieno la flessione dell’anno scorso”, sottolinea Crotti, “e per registrare l’inizio di un nuovo ciclo di investimenti. E proprio la  Drupa potrebbe segnare il giro di boa con una nuova fase di crescita del mercato, prevista tra la seconda metà del 2012 e il 2013.

Un giro di boa che si realizzerà appieno solamente per quelle aziende che di questo momento di difficoltà hanno saputo coglierne gli aspetti positivi, e che nel frattempo sono riuscite a fare un percorso di ristrutturazione interna, diventando più flessibili, abbattendo i costi e gestendo il lavoro in modo più ottimizzato rispetto agli anni passati.

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