Dm aspettando Mailforum, cosa accade in Italia e all’estero

Comunicazione e privacy. Internet, facebook, call center, comunicazioni massive. Cosa sta accadendo in Italia, quali novità in tema di direct marketing?

Partiamo da una delle sue branche più importanti, il direct mail. A seguito della conversione in Legge del Decreto Sviluppo (avvenuta lo scorso 12 luglio) è oggi possibile fare delle campagne di direct mailing anche senza avere una autorizzazione preventiva da parte del destinatario della comunicazione. La legge sulla Privacy cambia e dal vecchio regime di Opt-In (dove l’invio di comunicazione promozionale cartacea era possibile solo dopo l’esplicito consenso del destinatario) si apre al regime di Opt-ut.

Questo regime è già entrato in vigore per il Telemarketing, con un Registro delle Opposizioni gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni. Per il mailing siamo oggi in attesa del regolamento attuativo. Il passaggio all’Opt-Out è una grande opportunità per l’uso e lo sviluppo del Direct Mail, un media di comunicazione considerato tra i più efficaci. Il tema dunque è caldo e sarà al centro del dibattito di MailForum, grazie anche alla presenza dei rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, dell’Istituto Italiano Privacy, della Direct Marketing Association (Dma) e della Fondazione Ugo Bordoni , che si occupa di ricerca e consulenza nei settori delle Tecnologie delle Comunicazioni e dell´Informazione.

Intanto i controlli proprio per quanto riguarda il rispetto del Registro delle Opposizioni si fanno sempre più serrati. Da agosto e fino a fine anno il nucleo privacy della guardia di finanza, su indicazione del garante, Franco Pizzetti, sta portando avanti un nuovo piano di ispezioni, che include controlli sulle attività di telemarketing, uso massivo di fax indesiderati, customer care e società di recupero crediti. Un primo bilancio di questa attività mostra come nel primo semestre del 2011 su 213 ispezioni fatte, siano stati avviati ben 181 procedimenti sanzionatori, relativi in larga parte alla omessa informativa e al trattamenti illecito dei dati.
Ma di direct marketing e tutela dei dati personali si continua a parlare anche a livello istituzionale.
La camera dei deputati , ad esempio, ne ha parlato lo scorso 22 settembre attraverso il convegno “ Tutela del consumatore e sviluppo di nuove tecnologie”. Una tavola rotonda promossa da Microsoft Italia, Glocus e Fondazione Magna Carta, da cui sono emerse importanti riflessioni sulla privacy online e sul modo i cui gli italiani si auto tutelano, anche se resta, nel 51% degli internauti, la consapevolezza dei rischi di violazione dei propri dati. Le preoccupazioni maggiori riguardano quelli bancari (68%) e quelli sensibili (66%). Da qui la necessità di affidarsi a password complesse – utili per il 57% dei navigatori – la non lettura di mail sospette e l’installazione di antivirus.

E di pubblicità ne discute anche l’Europa. Entro fine anno , infatti, il gruppo Europeo dei Garanti si esprimerà in merito alla conformità o meno del codice di auto-disciplina varato da Easa (Europe Advertising Standards Alliance) e Iabe (Internet Advertising Bureau Europe) sul tema della Oba – pubblicità comportamentale on line, che prevede il consenso informato degli utenti.
L’informazione pubblicitaria è dunque in continua evoluzione. E, oggi più che mai, tende ad essere veicolata tramite i social network. Nell’occhio del ciclone sono finiti anche loro, in primo luogo Facebook. Il suo funzionamento è sotto esame da parte delle autorità che si occupano di tutela della privacy degli utenti. Da entrambe le sponde dell’oceano Atlantico. L’ufficio irlandese che si occupa della protezione dei dati personali ha infatti comunicato che intende avviare una consultazione con i responsabili del social network fondato da Mark Zuckerberg, dopo aver ricevuto 22 contestazioni da parte del gruppo “Europe versus Facebook.” In merito a violazioni dei dati personali.

Nel frattempo, anche la “Federal Trade Commission” statunitense sta compiendo delle verifiche, sempre a seguito di diverse lamentele ricevute da  associazioni che si occupano di difendere i diritti degli utenti.
Una  “bomba” che sembra essere scoppiata dopo le dichiarazioni del ricercatore Nik Cubrilovic  in merito all’opportunità da parte di Facebook di “tracciare” gli utenti, anche dopo l’espletamento dell’operazione di logout dal social network.
Se in Europa è in continuo aumento l’attività di monitoraggio delle aziende che si occupano a vario titolo di gestire i dati personali , fuori dal contesto Ue l’attenzione per le nuove tecnologie e i sistemi informativi legati ad internet si fa sempre più grande. Mentre in molti paesi europei, ad esempio, i garanti per la privacy ne hanno vietato l’uso, il ministero della Giustizia israeliano, attraverso la Law Technology and Information Authority, ha autorizzato Google Street View, un sistema che consente attraverso internet di esplorare luoghi di tutto il mondo, grazie a delle immagini raccolte con una telecamera. Un cambiamento epocale, un’apertura al mondo digitale e virtuale che per la prima volta vede protagonista un paese del medio oriente. E qui il problema della sicurezza dei dati personali si pone ancora di più, e in modo diverso. Oltre infatti a dover garantire la privacy delle persone, attraverso la pecettatura dei volti, Google ha assicurato che eliminerà scritte o simboli che potrebbero poi finire nei dossier di aspiranti terroristi.