Digital textile, la parola d’ordine è semplificare

Il textile è un mercato immenso, con un volume di stampato annuale a livello globale pari a 30 miliardi di metri quadrati. Si tratta di un segmento complesso, dove le tipologie di tessuto stampabili sono migliaia – cotone, lana, seta, poliestere, misti – e ciascuna richiede inchiostri specifici, nonché trattamenti particolari in pre e/o in post produzione. I singoli processi hanno linee di produzione ad hoc, con macchine dedicate, dove la scelta del tessuto da stampare è quella che determina quale macchina e quale inchiostro utilizzare.

In questo scenario il desiderio di semplificazione è molto sentito. La stampa digitale, che attualmente copre il 2% della produzione mondiale, intende rispondere a questa esigenza e per determinate applicazioni (abbigliamento sportivo, bandiere, striscioni) già lo sta facendo. Non si tratta semplicemente di poter stampare tirature più contenute, sono tutti i costi di produzione che si abbassano: il bisogno di elettricità si abbassa del 30%, quello di acqua praticamente scompare (-95%), i tessuti non necessitano di pretrattamenti, e l’elenco potrebbe continuare.

Una delle chiavi di questa semplificazione è l’inchiostro. Le tipologie usati per il textile (analogico e digitale) sono due, entrambe a base acqua: coloranti o pigmento. I primi sono a loro volta divisi in varie categorie (acidi, reattivi, dispersi,…) e devono avere una notevole affinità col tessuto da stampare: penetrando a fondo in esso, la mancanza di un solido legame comprometterebbe immediatamente la stabilità dell’inchiostro con tutta una serie di conseguenze negative. Ciò limita le loro possibilità, in particolare con tessuti di origine mista, ma garantisce eccellenti risultati in caso di affinità. Gli inchiostri a pigmento, per contro, si adattano molto meglio a differenti tipologie di tessuto. Questo perché il pigmento non penetra nel tessuto come il colorante, ma si lega solamente alla superficie formando un sovralivello spesso solo pochi micron. Questa flessibilità è controbilanciata dal fatto che lo spessore e il modo con cui avviene il legame influisce sulle sensazioni tattili del prodotto finito, magari differenti da quelle classiche del tessuto utilizzato.

Diversi sono i produttori che hanno lanciato sul mercato famiglie di inchiostri digitali di questo secondo tipo, mettendo in luce la loro capacità di lavorare con una gamma di tessuti sempre più ampia senza dover venire a compromessi in termini di qualità della stampa e del prodotto finito. Potrebbero rappresentare un ennesimo benefit sulla via della semplificazione ed essere uno dei tasselli che permetterà al digitale di passare da tecnologia di nicchia a attore di primo piano nel settore tessile.

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Uno dei produttori impegnati nel tessile è Mimaki, fra le cui ultime novità spicca la TS500P-3200, inkjet superwide roll to roll pensata per una vasta gamma di applicazioni, tra cui i tessuti per arredamento e il soft signage per interni.  Utilizza inchiostri sublimatici su una luce di stampa da 3,2 metri di larghezza, a una velocità di 180 m2/ora.

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