RGB o CMYK? Dipende dall’utilizzo

In qualunque prodotto di comunicazione la componente cromatica è diventata sempre più importante col passare degli anni, al punto che oggi il full color è un must. Ma come viene gestito questo aspetto? Prima di tutti i software specializzati, alla base di tutto, c’è la distinzione fra RGB e CMYK. Quando si inizia un qualsivoglia lavoro di grafica bisogna compiere una scelta, che può essere dirimente.

Un paio di definizioni
Con RGB si descrive un metodo di colore a 3 canali (tricromia), la cui sigla sta per Red, Green, Blue. E’ un sistema di tipo additivo, in cui la tonalità si ottiene sommando le luminosità di ogni colore base fino al punto desiderato. Pertanto la totale assenza dei tre (0%) dà origine al nero, il 100% di tutti al bianco.

Quando si parla di CMYK si intende invece un metodo quadricromatico, basato su una tecnica sottrattiva dei quattro colori coinvolti (Cyan, Magenta, Yellow e blacK): la tonalità si ottiene tramite le differenze di luminosità dei quattro. Il nero è qui uno dei colori base del metodo dato che la somma degli altri tre dà origine a un altro colore, il cosiddetto bistro.

Quale scegliere
I due metodi si differenziano per la diversa finalità ai quali sono destinati: l’RGB, grazie alla sua capacità di gestire tantissime tonalità, è ideale per una visualizzazione a schermo e, quindi, per tutte le applicazioni web. Il CMYK, per contro, è usato da tutti i dispositivi di stampa ed è quindi ideale da adottare per qualsiasi lavorazione debba avere questo output.

Pregi e difetti dei due metodi sono riassunti nell’infografica creata da Cardprinting.us, visibile a questo link.

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