Uno sguardo verso un futuro sostenibile per il settore postale

Non tanto per gli aspetti più filosofici della continua ricerca umana del domani, quanto per i più pragmatici e cogenti quesiti legati al lavoro, la crescita economica, al futuro del settore postale. Per provare a guardare avanti con un po’ di prospettiva ci avvaliamo dei dati contenuti in una ricerca recentemente pubblicata da Accenture. Il titolo della ricerca, oltre ad essere prospettico, propone una doppia sfida al settore postale: High Performance and a Sustainable Future.

Il punto di partenza è necessariamente legato al continuo declino dei volumi di posta. Solo nel mercato USA dal 2008 al 2010 si sono persi circa 32 miliardi di buste (più di sei volte il totale dei volumi postali in Italia). Su questo tema riteniamo utile comparare i dati sopra esposti con i risultati di una ricerca dell’Unione Postale Universale, che mostra i dati segmentati per tipologia di spedizioni.
Rileviamo che su due segmenti c’è una crescita costante: il Direct Mailing e i piccoli pacchi. Questo dato, visto da un’altra angolazione, è spiegato dall’esponenziale crescita dell’e Commerce a livello planetario. Infatti la promozione via Direct Mailing è un fattore abilitante delle vendite on line che poi movimentano la spedizione dei pacchi contenenti gli oggetti acquistati.

Le previsioni per il futuro
Se il dato odierno in termini di volumi, non è roseo, le previsioni per il futuro lo sono certamente meno. I dati di scenario sono tutti concordi nel prevedere entro i prossimi 10 anni un sostanziale dimezzamento dei volumi postali. La concorrenza “digitale” è una realtà acclarata e accettata, quindi la strategia della sola riduzione dei costi non appare percorribile per delineare il futuro. Serve un cambio radicale di approccio. Le parole del cambiamento sono: Diversificazione, Digitalizzazione, Customer-Centricity.

Nei paesi industrializzati stiamo assistendo a una repentina trasformazione degli “Enti Postali” in soggetti economici a tutto campo. L’esempio di Poste Italiane è chiarissimo. Oggi i profitti e gli investimenti sono indirizzati sui servizi finanziari e assicurativi, telefonia mobile. A fronte di una perdita sui volumi postali di circa il 5% nel 2010 Poste italiane ha registrato una crescita nei ricavi del 8,7% con una straordinaria crescita dei profitti del 12,3%. Nel prossimo triennio il settore postale per il nostro operatore nazionale diventerà marginale rispetto ad altri ambiti di attività.
Questo pone un quesito: il Servizio Universale che fine farà?

Per quanto vi sia un declino dei volumi, che in prospettiva decennale si dimezzeranno, il dato rimane: la posta non è sparita. Nel nostro paese circolano circa 5,7 miliardi di buste all’anno per un valore di oltre 4,5 miliardi di Euro (fonte: Wik Consult per la Commissione Europea – 2011).

Tali comunicazioni, quasi interamente “ business”, cioè non originate dal cittadino/consumatore, ma da aziende, professionisti e pubbliche amministrazioni. Ora anche se tra 10 anni saranno solo la metà è pur sempre un volume importante di posta da gestire. Quale livello di servizio verrà offerto ai mittenti? E quale ai destinatari?


Sempre nella ricerca Accenture vediamo che il focus sul mittente (sender) come sul destinatario (receiver) sono fondamenti di una strategia di sviluppo performante e sostenibile. Sono modalità d’approccio differenti che prevedono sviluppi d’offerta differenti. E la sfida sta nel tenere insieme le cose per progettare una strategia di sviluppo di lungo termine. Uno degli errori più grandi, in parte già largamente perpetrato nel mercato, è quello di considerare la comunicazione tradizionale come “estinta”. Il dato globale ci mostra un volume postale di oltre 300 miliardi di buste per anno che devono essere gestite, smistate e consegnate. La complessità logistica è elevata anche perché non tutte le buste sono perfettamente “meccanizzabili”.
Ovvero non tutte le buste sono prodotte tenendo conto delle necessità di smistamento automatico postale. Se poi riportiamo questo sul piano internazionale, la complessità aumenta. L’assenza di standard o almeno di un linguaggio postale comune fa si che quello che è meccanizzabile in Italia (indirizzo in basso a destra + data matrix) non lo sia negli Stati Uniti (indirizzo in basso a sinistra + Intelligent BarCode) e viceversa.

Appare quindi evidente come una forte integrazione tecnologica dovrà essere presa in considerazione dal settore postale per affrontare la sfida dell’immediato futuro e traghettare il settore oltre le Colonne d’Ercole del prossimo decennio.
Ma questa transizione come dovrà essere? Noi la immaginiamo dolce. Un accompagnamento verso il domani dove le informa zio ni/comunicazioni, circoleranno in un ecosistema di business integrato, che consentirà a ciascuno di noi di fruire di servizi diversificati secondo le proprie abilità, possibilità economiche e perché no, nostalgiche abitudini. variegato con situazioni anche paradossali. Il mercato postale più grande del mondo, gli Stati Uniti, ha l’operatore postale più arretrato nel panorama dei paesi più industrializzati. Ma in quel mercato, ancorché retto dal monopolio, si è sviluppato un sistema di soluzioni e servizi fortemente innovativo, che ha dato vita ha una vibrante competizione tra le aziende a tutto vantaggio sia dei “senders” che dei “receivers”. Al contrario in Europa dove impazza la liberalizzazione, il mercato è sempre più stagnante e bloccato intorno ai “campioni nazionali”, con grande danno per i senders e i receivers, in termini, di costi, di qualità e scelta dei servizi.

Nove domande più una
La ricerca Accenture si conclude con 9 semplici domande, che riproponiamo integralmente, per guardare direttamente al cuore del tema che qui abbiamo proposto:

  1. Siete focalizzati sul “receiver” e sul valore dei prodotti e servizi offerti?
  2. Avete l’attitudine a essere flessibili e adattabili?
  3. Avete una cultura che comprende e si allinea ad un ambiente “for profit”?
  4. Avete una strategia di diversificazione che vi mantiene rilevanti, profittevoli e sostenibili?
  5. La strategia di riduzione dei costi è allineata con la determinazione di cosa è essenziale per la crescita futura?
  6. State diversificando per creare opportunità di alti margini?
  7. State abbracciando le opportunità del digitale?
  8. Vi state preparando a lavorare con la Pubblica Amministrazione Digitale?
  9. Avete chiarezza strategica a lungo termine?

Iniziare a confrontarsi con questi quesiti è un buon punto di partenza, ma visto che noi italiani di domande ne preferiamo dieci (☺), proponiamo una domanda più tattica e per il breve termine:

10. Siete pronti a contribuire allo sviluppo del Paese con l’erogazione di servizi di qualità, economicamente vantaggiosi per chi spedisce e utili per chi riceve?

Abbiamo una grande opportunità legata alla liberalizzazione del settore e alla nascita del mercato postale europeo. Possiamo essere protagonisti a livello nazionale ed europeo. Siamo pronti?

Dario D’Urso

Questo articolo è uscito sul numero di settembre di DDm. Per vederlo in versione online clicca qui.

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