L’Internet of Things conquista il pubblico di DMAround

Un pomeriggio di formazione, discussione e approfondimenti sui moderni oggetti intelligenti e le dinamiche della geolocalizzazione. La seconda edizione del 2012 del DMAround, tenutasi mercoledì 24 ottobre presso lo spazio Blend Tower di Milano, ha registrato un ampio successo di partecipanti, sintomo che la comunicazione digitale e interattiva sta entrando sempre più nel dna delle aziende e dei marketers italiani.

Dopo l’introduzione di Marco Rosso, presidente di DMA Italia, il convegno si è aperto con la presentazione di Cosimo Accoto, partner di Openknowledge, che ha parlato dell’internet of things, l’internet delle cose, e di come si stia vivendo un incontro fra fisico e digitale che, ben lungi dal far “collassare” lo spazio e il tempo, li sta invece trasducendo.

Un cambio totale di prospettiva che porta prepotentemente oggetti intelligenti a far parte della nostra vita quotidiana, strumenti in grado di venirci in aiuto, sapere dove siamo, darci messaggi interessanti esattamente nel momento più adatto. Dispositivi studiati per mantenere in memoria abitudini e comportamenti da riutilizzare in situazioni analoghe future. In quest’ottica, ha spiegato Cosimo Accoto durante la sua presentazione, non è assolutamente fantascienza una mucca che invia sms comunicando dati sulla sua condizione di salute, sul suo stato fertile, in modo che l’allevatore sappia in ogni momento cosa fare. E’ stato uno degli esempi più curiosi ed efficaci della sua presentazione, che ben focalizza il futuro che ci attende.

Si tratta di un futuro dove i Big Data – altro tema caratterizzante del DMAround –  saranno i protagonisti. “Il risultato di quella “grande lente” -come l’ha definita Accoto – che sono i milioni di sensori di ogni natura che inseriamo nella realtà”. Tramite essi siamo e saremo in grado di vedere cose che prima non vedevamo, di cogliere fenomeni che prima ci sfuggivano e di trovare nuovi modi per utilizzare oggetti intelligenti.

Una domanda che spesso le aziende fanno è quale sia il Roi di queste innovazioni. Accoto ha risposto con un esempio storico: alla fine del 1700 il telaio a mano venne affiancato dal telaio idraulico, destinato – oggi lo sappiamo – a sostituirlo. E questo nonostante un Roi negativo. Chi allora scommise sulla novità ha avuto ragione.

Oggi siamo in una situazione analoga.

A seguire ha parlato Francesca Fabbri, fondatrice dell’Osservatorio Foursquare Italia, che ha portato numerosi esempi di campagne di comunicazione fatte tramite il social network, analizzando idee, modalità e ritorni. Luoghi turistici che riservano al loro mayor (su Foursquare chi fa più check-in in un determinato esercizio) un posto auto o un tavolo; multinazionali che devolvono a Onlus ed enti benefici somme più o meno elevate a seconda di quanti utenti fanno check-in in specifiche zone; raccolte fondi compiute da singole persone sulla base dei contatti ricevuti. Tutte campagne completamente gratuite, con un ritorno in termini di visibilità estremamente alto, semplicemente sfruttando alcune caratteristiche emozionali dei social network e la loro viralità.

Di emozionalità ha parlato anche Mafe De Baggis, esperta di comunicazione e di progettazione di ambienti sociali online, focalizzando l’attenzione sul concetto di geolocalizzazione. De Baggis ha spiegato come, nonostante questo sia un termine usato prevalentemente nell’ambiente business, la gente comune sia molto più “geolocalizzata” di quanto possa immaginare. Il solo fatto di accettare di condividere qualcosa con altre persone, ad esempio sui social network dove per definizione si raccontano storie e pezzetti di vita quotidiana, sottende a una predisposizione a “stare sul palcoscenico”, a far conoscere qualcosa di se stessi. Sui social si parla a un gruppo ristretto di persone – amici, followers o altro – ma c’è un potenziale pubblico che segue “alla finestra”. I social network sono ambienti, ha spiegato De Baggis, dove spesso i marketers tendono a razionalizzare dei vissuti molto più complessi: dare le stelline a un hotel, ad esempio, significa spingere a un voto drastico e non comprensivo di tutti gli aspetti di un’esperienza ben più articolata, col rischio di dimenticarsi totalmente l’aspetto emozionale, la possibilità di raccontare una storia sotto il profilo delle sensazioni, dell’irrazionalità.

“Siamo davvero entusiasti di aver dato al nostro pubblico una nuova occasione di confronto  – dopo quella del precedente appuntamento DMAround del 31 maggio – su temi così attuali nella comunicazione moderna“, ha commentato Valentina Carnevali, segretario dell’associazione DMA Italia. “Il nostro obiettivo, oggi, è fornire alle aziende ma anche ai singoli che operano nel campo della comunicazione diretta e interattiva, strumenti sempre più efficaci e innovativi per comunicare qui, ora e subito. Dalla survey che abbiamo realizzato subito dopo l’evento DMAround e che pubblicheremo presto anche sul nostro sito internet – www.dmaitalia.it – abbiamo raccolto dai partecipanti  opinioni positive sia sui contenuti sia relatori che hanno preso parte alla giornata formativa. Tutti feedback che ci suggeriscono che, sulla scia della DMA America e della sua ultima Conference di Las Vegas, stiamo andando nella direzione giusta.”

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