Il Salone del Libro e la rivolta dei piccoli editori

La venticinquesima edizione del Salone del Libro di Torino si è chiusa sotto una duplice ala.

Chiedersi com’è andata è d’obbligo e non stupisce che nonostante il momento non sia dei più brillanti per il mondo dell’editoria e tutta la filiera connessa, l’interesse per il libro sia sempre alto. Anzi, addirittura in aumento, visto che il numero di visitatori alla fiera è aumentato del 4,1%, attestandosi intorno a quota 318mila visitatori.

Non stupisce perché anche se il mercato effettivamente soffre, stanno nascendo proprio in questo periodo una serie di innovazioni tecniche legate al mondo del digitale che, oltre a suscitare tanta curiosità fra i giovani, aprono anche una serie di mercati nuovi, inesplorati.

Non a caso questo Salone del Libro è nato sotto lo slogan di “Primavera digitale”. Prodotti come l’ebook, le applicazioni per iPad e Iphone legate al mondo editoriale, la possibilità offerte dal book on demand, attirano sempre più l’interesse di una nicchia di mercato, quella dei giovani, che ormai si era un pò disaffezionata al libro, inteso alla vecchia maniera. Basti pensare che quest’anno  gli ingressi delle scuole  alla fiera hanno fatto registrare un vero e proprio boom, con un + 149% rispetto al 2011.

Il mercato dunque non manca. Ma gli editori come rispondono?

Con l’arrivo di tutte le tecnologie legate al digitale, gli editori si sono divisi: da una parte i sostenitori del cartaceo (che sicuramente è ben lungi dal “morire”), dall’altra tutto un mondo di piccoli e grandi editori che si stanno attrezzando per entrare nel mercato della multicanalità.

Se per la multicanalità ci sono ampi margini di crescita, nel settore libro cartaceo le cose non vanno altrettanto bene. Le tirature sono in continua diminuzione e anche le vendite hanno subito un brusco calo.

A fronte della crisi del mondo dell’editoria cartacea che sta mettendo in pericolo i grandi gruppi in molti, piccoli e piccolissimi, rischiano di scomparire. L’allarme su questo fronte è stato lanciato nel corso del Salone da un gruppo di editori, 56 in totale, che ha redatto un manifesto, un atto di accusa nei confronti della Pde, la casa di distribuzione che dal 2008 fa parte del gruppo Feltrinelli e che con Messaggerie, Rcs e Mondadori, si divide il mercato della distribuzione.

Dal manifesto di protesta redatto da questo “gruppo di ragionamento”, come si definiscono, emerge con chiarezza la necessità di intervenire nei confronti di questi colossi dell’editoria che stanno monopolizzando il mercato. “Distributori come la Pde – fanno sapere – una volta facevano da incubatori per i piccoli, li promuovevano e li proteggevano”. Oggi non lo fanno più e le piccole imprese legate al mondo dell’editoria rischiano di scomparire non per una scarsa qualità del lavoro, ma per una difficoltà ad inserirsi in un mercato che ha accantonato il concetto di pluralismo e libera concorrenza.

Nessuno vuole abbandonare la Pde – ci tengono a sottolineare i 56 aderenti al gruppo, che presto si trasformerà in un consorzio – l’obiettivo è ragionare insieme a nuove strategie, anche nel loro interesse. È necessaria una riscrittura degli accordi, soprattutto per gli editori più piccoli che in questa congiuntura sono davvero a rischio. Occorre costruire alternative al mercato distributivo attuale, che sappiano tutelare gli interessi della filiera indipendente,  che garantisce pluralità, democrazia e bibliodiversità”.

 

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