{"id":3349,"date":"2012-06-15T15:06:08","date_gmt":"2012-06-15T14:06:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.digitaldocument.it\/?p=3349"},"modified":"2012-06-15T15:06:08","modified_gmt":"2012-06-15T14:06:08","slug":"assinform-rilascia-il-43-rapporto-sullo-stato-dellict","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.digitaldocument.it\/index.php\/2012\/06\/15\/assinform-rilascia-il-43-rapporto-sullo-stato-dellict\/","title":{"rendered":"Assinform rilascia il 43\u00b0 rapporto sullo stato dell&#8217;Ict"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Nel 2011 il mercato italiano dell\u2019Ict, nelle sue componenti tradizionali &#8211; hardware, software e servizi &#8211; ha subito un\u2019ulteriore contrazione dell\u2019ordine di -3,6% rispetto all\u2019anno precedente. Questi dati, a fronte di un aumento medio mondiale della domanda di Ict di + 4,4%,mettono in luce in modo drammatico dove si concentrano le difficolt\u00e0 di ripresa della nostra economia, che fa ancora troppa, estrema, fatica ad agganciarsi all\u2019innovazione digitale come motore della crescita.<\/em>\u201d Cos\u00ec ha esordito il presidente di Assinform <strong>Paolo Angelucci<\/strong>, nell\u2019illustrare\u00a0 i risultati emersi dal <strong>43\u00b0 Rapporto Assinform<\/strong> relativi alle performance del <strong>settore Ict<\/strong> nel 2011, presentando a Milano i risultati nel corso di un convegno a cui hanno preso parte, Giancarlo Capitani di NetConsulting, Paolo Donzelli del Dipartimento per la digitalizzazione della PA e l\u2019innovazione tecnologica, Paolo Gentiloni, deputato Pd, \u00a0Alberto Meomartini presidente di Assolombarda, Antonio Palmieri deputato Pdl.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto i numeri parlano chiaro: l\u2019It italiana \u00e8 passata dal \u2013 1,4% di fine 2010 a chiudere il 2011 con un ulteriore calo di -4,1% (Tlc da \u2013 3,0% a -3,4%). Se il confronto con i trend medi mondiali appare impietoso, con l\u2019informatica in salita a + 2,4%\u00a0 e\u00a0 le Tlc a +5,7% nel 2011, entrando in maggior dettaglio si nota che la crisi ha determinato rilevanti differenze di perfomance fra paesi. Da una parte, rimangono trainanti gli Usa con l\u2019It a +3,1% (+ 5,1 nel 2010) e la Germania con + 2,3% (+ 2,6% nel 2010), dall\u2019altra economie confrontabili alla nostra appaiono in affanno, con la Francia\u00a0 a + 0,3%, l\u2019 Uk \u2013 0,7%, peggio di noi la Spagna con &#8211; 5,3%, per una media europea che nel 2011 non \u00e8 andata oltre il + 0,5%. Il risultato, tuttavia, \u00e8 che la distanza sull\u2019innovazione fra l\u2019Italia e i principali paesi si va allargando, se consideriamo che, sempre nel 2011, il rapporto Spesa It\/Pil per gli Usa \u00e8 stato del 4,2%, per la Francia 3,4%, per la Germania e l\u2019Uk 3,3%, mentre l\u2019Italia, come la Spagna, si ferma all\u20191,8%.<\/p>\n<p>\u201c<em>C\u2019\u00e8, tuttavia, una buona notizia<\/em>&#8220;, ha continuato Angelucci, &#8220;<em>al calo della domanda Ict tradizionale, si sta contrapponendo l\u2019emersione di un nuovo perimetro del mercato digitale, che tende ad ampliarsi in virt\u00f9 della crescita delle componenti pi\u00f9 innovative, legate alla penetrazione del web, allo sviluppo del cloud, all\u2019Internet delle cose, all\u2019uso di tablet, e-reader e smartphone. In questa nuova dimensione, frutto della convergenza sempre pi\u00f9 stretta fra tecnologie informatiche e di telecomunicazione, che viene presentata quest\u2019anno per la prima volta quest\u2019anno dal Rapporto Assinform come \u201cGlobal Digital Market\u201d, il volume d\u2019affari raggiunto nel 2011 \u00e8 stato di 69.313 milioni di euro, con un trend negativo pi\u00f9 attenuato, dell\u2019ordine di \u2013 2,2 % rispetto al 2010. In realt\u00e0, mentre recessione, credit crunch e necessit\u00e0 di risanamento di bilancio, stanno penalizzando in modo sempre pi\u00f9 grave gli investimenti in innovazione, l\u2019Ict\u00a0 italiano si trova alle soglie di un cambiamento di natura strutturale, in linea con le tendenze mondiali, chesta trasformando e diversificando il settore moltiplicandone\u00a0 le potenzialit\u00e0. Cos\u00ec, se il 2012 vedr\u00e0, secondo le nostre previsioni, un trend delle componenti tradizionali dell\u2019Ict ancora in discesa, anche se con velocit\u00e0 attenuata, dell\u2019ordine di &#8211; 2,5% , con le Tlc a -3,1% e l\u2019It a -2,1%, dato questo che abbiamo dovuto ritoccare verso il basso rispetto alle stime rilasciate a marzo a causa del perdurare del quadro recessivo, leggendo il settore nella nuova dimensione di Global Digital Market, prevediamo un trend in attenuazione a -1,0%, con le componenti innovative in crescita di +6,7%. Ci\u00f2 significa che nella crisi si stanno manifestando anche importanti nuove opportunit\u00e0 gi\u00e0 in grado di raddrizzare verso l\u2019alto i trend negativi.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>Nasce da qui il senso dell\u2019urgenza e dell\u2019improrogabilit\u00e0 di mettere in campo una strategia a doppio binario che, da una parte valorizzi le potenzialit\u00e0 emergenti nell\u2019Ict\u00a0 riportando il settore sulla via della crescita, dall\u2019altra crei un quadro istituzionale favorevole all\u2019innovazione&#8221;,\u00a0<\/em>ha affermato il presidente di Assinform. &#8220;<em>In questa fase le imprese dell\u2019Ict, in primis, devono fare la loro parte per promuovere l\u2019evoluzione del settore all\u2019altezza. Ci\u00f2 significa rifocalizzarsi sugli asset innovativi e rimodellarsi in maniera efficiente su quelli tradizionali; crescere dimensionalmente sfruttando tutti gli strumenti a disposizione, innanzitutto capitale di rischio e reti d\u2019imprese; investire massicciamente in Ricerca&amp;Sviluppo<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>\u201c<em>Al Governo non chiediamo nuove risorse, ma azioni capaci concretamente di favorire i nuovi scenari&#8221;, <\/em>ha concluso Angelucci. &#8220;<em>Assinform ha attivato insieme a Confindustria Digitale \u00a0i tavoli di lavoro sull\u2019Agenda digitale per offrire alla Cabina di regia il proprio contributo di idee e proposte. E\u2019 importante che diventi un\u2019agenda per la crescita ed \u00e8 urgente la sua attuazione, ma non basta. Bisogna agire su cinque altri fronti. Risolvere il credit crunch: per le imprese It \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 essendo labour intensive sono particolarmente esposte alle problematiche finanziarie; attenzione particolare sulla riforma del lavoro: non deve essere piu \u201ctossica\u201d dell\u2019attuale dell\u2019art.18 bloccando la capacit\u00e0 di affrontare le sfide che pone il Global Digital Market; appalti: \u00e8 indispensabile rivisitare la materia per l\u2019It, eliminando le gare al massimo ribasso e rispettando i tempi di pagamento; riformare l\u2019inhouse per eliminare distorsioni di mercato e rivitalizzare la concorrenza nell\u2019informatica pubblica; \u00e8 necessario introdurre un Chapter 11 italiano per permettere la ristrutturazione delle imprese It, che non \u00e8 compatibile con i tempi delle attuali procedure concorsuali.<\/em>\u201d<\/p>\n<p><strong>I dati<\/strong><\/p>\n<p><strong><em><span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019Information Technology<br \/>\n<\/span><\/em><\/strong>Nel 2011 tutte le componenti tradizionali del mercato italiano dell\u2019It hanno continuato ad essere in affanno, in\u00a0 particolare l\u2019hardware\u00a0 (4.559 milioni di euro, &#8211; 9%). Nubi anche sui servizi ( 8.212, -2,6%), mentre il software ha dato prova di maggior tenuta (4.226, -1%), grazie al ruolo da esso assunto nella valorizzazione e nell\u2019ammodernamento delle dotazioni tecnologiche esistenti.<\/p>\n<p>Sul calo dell\u2019hardware (-9%) ha pesato anche il calo dei Pc (6.370.000, -16,2%), non compensato dal boom dei tablet (858.000 pezzi, +100,2%). Nel settore dei servizi It (-2,6%), hanno tenuto relativamente meglio i servizi di outsourcing (-1,4%), mentre tutti gli altri, dallo sviluppo e manutenzione delle applicazioni alla systems integration, alla consulenza, si sono mossi in linea con il comparto o peggio, a conferma di un approccio complessivo dell\u2019utenza orientato al contenimento dei costi.<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"text-decoration: underline;\">Le telecomunicazioni<br \/>\n<\/span><\/em><\/strong>Nel 2011, il mercato\u00a0 italiano delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) si \u00e8 ancora contratto,\u00a0 a\u00a0 40.385 milioni, (-3,4%). Hanno pesato gli andamenti di entrambe le componenti:\u00a0 di rete fissa (18.160 milioni, &#8211; 2,2%) e\u00a0 di rete mobile (22.225 milioni, -4,4%), che gi\u00e0 l\u2019anno prima\u00a0 aveva interrotto una crescita incessante. Anche la ripartizione dell\u2019intero mercato) per\u00a0 macrocomparti ( servizi: 31.735 milioni, -4%; apparati: 8650 milioni, -0,9%), evidenzia i tratti di un mercato maturo, ove\u00a0 prevale \u00a0il downpricing competitivo sul fronte dei servizi.<\/p>\n<p>I servizi su rete mobile (17.735 milioni),\u00a0 l\u2019aggregato pi\u00f9 importante del mercato, sono fra quelli che sono calati di pi\u00f9: -4,7% . Il dato sarebbe risultato pi\u00f9 riflessivo se la componente Vas (5.925 milioni, comprensivi di\u00a0 sms, mms, servizi mobili di connessione Web, ecc.) non fosse cresciuta del 5,5% a fronte di una componente voce in forte calo (11.450 milioni, -9.2%) e se non fosse cresciuto ancora il numero delle linee (97,2 milioni, +2,3%)\u00a0\u00a0 e il numero di\u00a0 utenti effettivi: 46,9 milioni (+0,6%), pari a poco pi\u00f9 della met\u00e0 delle linee\u00a0 e oramai sostanzialmente stabile.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Il mercato Ict in Italia nel\u00a0 2012: -3,2% nei primi 3 mesi, -2,5% su base annua<br \/>\n<\/span><\/strong>Nei primo trimestre 2012 il mercato delle telecomunicazioni \u00e8 risultato di 9.960 milioni (- 3,1% sul primo trimestre 2011,) e quello dell\u2019It di\u00a0 4.085 milioni (-3,4%), per un mercato complessivo dell\u2019Ict pari a 14.045 milioni, in calo del 3,2%.<\/p>\n<p>Per l\u2019intero 2012 e per l\u2019intero mercato Ict si prevede, a scenari macroeconomici dati,\u00a0 una lieve attenuazione delle criticit\u00e0, con un business complessivo pari a\u00a0 56.599 milioni (-2,5%) con la componente telecomunicazioni a 39.530 milioni (-2,1%) e la componente It a 17.119 milioni (-3, 1%).<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"text-decoration: underline;\">Il Global Digital Market <\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>porta il business digitale italiano\u00a0 a\u00a0 69.313 milioni\u00a0 (11.200 in pi\u00f9 rispetto al perimetro di prima) nel 2011 e a una stima di 68.609 milioni per il 2012 (-1%, con solo un lieve calo rispetto all\u2019anno prima, ampiamente giustificato dalle condizioni congiunturali)<\/li>\n<li>mostra, in uno schema che non fa pi\u00f9 distinzione netta tra componenti\u00a0 It e Tlc, il diverso passo che gi\u00e0 nel 2011 hanno avuto i principali capitoli di spesa\/investimento, comprendendo da un lato, i\u00a0 dispositivi e sistemi (17.234 milioni di euro,-2,6%)\u00a0 e i servizi ancora in calo ( 40.176, -3,8%),\u00a0 e dall\u2019altro, software e soluzioni Ict (5.205, +1,1%), componenti di e-content e advertising on- line (6.698 +7.1%) in netta crescita. E questo secondo dinamiche che appaiono in fermento anche per il 2012 ove si stima un business in calo solo per i servizi Ict (38.899 milioni, -3,2%) a fronte di crescite per il software e le soluzioni Ict ( 5.333, +2.5%) , per il segmento\u00a0 e-content e adv on- line (7.118, + 6,3%), con i dispositivi e sistemi non pi\u00f9 in calo (17.259 milioni, +0,1%).<\/li>\n<li>indica che con l\u2019avvento di nuovi prodotti (dalle smart Tv ai tablet, dagli e-reader a sistemi digitali di controllo in rete applicabili ai pi\u00f9 diversi contesti, ecc..) c\u2019\u00e8 si sofferenza per\u00a0 Pc, laptop e cellulari, ma anche che si aprono mercati nuovi\u00a0 e soprattutto si alimenta una progressione delle soluzioni e dei servizi\u00a0 legati al Web (software applicativo di nuova generazione, internet delle cose, cloud computing,) che \u00e8 concreto e consistente e che si aggiunge alle spinte gi\u00e0 esistenti sull\u2019e-commerce e gli e-payments dando conto di potenzialit\u00e0 di mercato tutte da cogliere.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Ritardi importanti da colmare<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Le dinamiche viste accrescono il ritardo tecnologico del nostro Sistema-Paese:<\/p>\n<ul>\n<li>\u00e8 quasi trascurabile il numero di Pmi italiane\u00a0 che vendono online (Europa: 12-13%)<\/li>\n<li>le imprese italiane che acquistano online sono meno del 20% ( Europa: quasi 30%)<\/li>\n<li>la popolazione italiana che usa spesso Internet non supera il 54% (Europa:oltre 71%)<\/li>\n<li>la popolazione italiana\u00a0 che usa l\u2019online banking non supera\u00a0 il 20% (Europa 35-40%)<\/li>\n<li>i cittadini che usano i servizi di e-goverment\u00a0 non superano il 23% (Europa: circa 40%)<\/li>\n<li>le famiglie con accesso alla banda larga non sono pi\u00f9 del 53% (Europa 68%)<\/li>\n<li>la popolazione che acquista online \u00e8 meno del 15% (Europa: oltre 40%)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNel 2011 il mercato italiano dell\u2019Ict, nelle sue componenti tradizionali &#8211; hardware, software e servizi &#8211; ha subito un\u2019ulteriore contrazione dell\u2019ordine di -3,6% rispetto all\u2019anno precedente. 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