{"id":15960,"date":"2014-08-26T13:32:23","date_gmt":"2014-08-26T12:32:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.digitaldocument.it\/?p=15960"},"modified":"2014-09-02T09:01:52","modified_gmt":"2014-09-02T08:01:52","slug":"la-lunga-estate-calda-delleditoria-e-di-amazon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.digitaldocument.it\/index.php\/2014\/08\/26\/la-lunga-estate-calda-delleditoria-e-di-amazon\/","title":{"rendered":"La lunga estate calda dell\u2019editoria (e di Amazon)"},"content":{"rendered":"<p>Se l\u2019estate atmosferica soprattutto in Italia non \u00e8 risultata particolarmente calda, lo stesso non si pu\u00f2 dire di come il <strong>mondo dell\u2019editoria<\/strong> ha vissuto questi ultimi mesi. Non \u00e8 una novit\u00e0 che da diversi anni sia in corso una <a href=\"https:\/\/www.digitaldocument.it\/index.php\/2012\/12\/03\/editoria-lo-scontro-entra-nel-vivo\/\">vera e propria guerra fra i grandi editori e <strong>Amazon<\/strong><\/a>, ad un tempo principale canale di vendita e concorrente numero uno.<br \/>\nIl colosso guidato da <strong>Jeff Bezos<\/strong> ha da sempre portato avanti una politica di prezzi bassi e per questo si \u00e8 spesso scontrato con i marchi, grandi o piccoli che siano, che sfruttano la piattaforma come canale di vendita. E\u2019 il marchio di fabbrica di Amazon e un tale comportamento \u00e8 figlio del fatto che le regole del gioco le detta la stessa Amazon.<\/p>\n<p>Da diverso tempo \u00e8 in corso una battaglia di prezzi fra la societ\u00e0 con base a Seattle e la francese <strong>Hachette<\/strong>, uno dei cosiddetti Big Six, i sei editori pi\u00f9 potenti del mondo. Al centro della disputa il prezzo degli e-book, sui quali Amazon vuole offrire uno sconto ben pi\u00f9 consistente di quello che Hachette \u00e8 disposta a concedere. Per la casa francese gli e-book rappresentano una consistente fonte di profitto, calcolata in oltre un terzo del totale, e non stupisce pertanto che la questione sia stata definita \u201c<em>essenziale<\/em>\u201d dal Wall Street Journal.<\/p>\n<p>Con una mossa improvvisa, a maggio Amazon ha cominciato a segnalare tempi di consegna insolitamente lunghi, a non avere disponibili determinati formati, a vendere titoli a prezzi molto elevati. In altri casi le vendite o le pre-vendite sono state del tutto interrotte. Inutile sottolineare che tutti i titoli interessati erano editi da Hachette e che la cosa \u00e8 stata rapidamente riportata da tutti i media, sollevando una miriade di polemiche alle quali Amazon ha scelto di non rispondere e di proseguire nella sua strategia di pressione.<\/p>\n<p>Quel che forse Jeff Bezos non aveva calcolato \u00e8 che<strong> la contesa si sarebbe allargata<\/strong> fino a raggiungere dei livelli decisamente pericolosi.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Douglas_Preston\">Douglas Preston<\/a><\/strong> \u00e8 uno scrittore americano autore di svariati best-seller (alcuni in collaborazione con Lee Child) e collaboratore abituale di diverse riviste. La decisione di Amazon, che ovviamente ha portato a un calo delle vendite dei titoli interessati, lo ha colpito direttamente, essendo Douglas edito da Hachette. E ha deciso di reagire personalmente, invitando i colleghi a firmare un manifesto che renda noto a tutti il punto di vista degli autori, non della casa editrice n\u00e9 del rivenditore. Perch\u00e9 il boicottaggio che Amazon sta portando avanti non sta danneggiando solo Hachette, ma tutti i suoi autori e, di riflesso, i lettori. L\u2019iniziativa, denominata <strong>Authors United<\/strong>, ha ottenuto un appoggio ben al di sopra di quello che lo stesso Douglas si aspettava: oltre <strong>900 autori<\/strong> hanno aderito, apponendo la loro firma in calce al manifesto (il tutto \u00e8 leggibile <a href=\"http:\/\/authorsunited.net\/\">nell\u2019apposito sito<\/a>). Fra questi spiccano veri e propri giganti quali Paul Auster, Stephen King, Scott Turow, James Patterson, Lee Child e molti altri, tanti non editi da Hachette. Il manifesto, dopo aver spiegato le motivazioni degli autori, invita i lettori a rivolgere le proprie lamentele direttamente a Jeff Bezos, chiedendogli di far cessare questo scontro cos\u00ec dannoso. L\u20198 agosto scorso l\u2019iniziativa \u00e8 approdata sul New York Times con una pagina comprata dagli stessi autori, accrescendo ulteriormente l\u2019interesse. E la risposta imbastita da Amazon \u00e8 stata pesantemente deleteria. Il progetto Readers United (questa volta la persona a cui scrivere era l\u2019ad di Hachette) non ha sortito particolari risultati, ma \u00e8 stata la scelta di <strong>George Orwell<\/strong> come testimonial quella che ha rappresentato un errore per Bezos e Amazon. Se infatti prendere l\u2019autore di un romanzo come <em>1984<\/em> \u2013 dove la distruzione dei libri \u00e8 sinonimo di tirannide e perdita di libert\u00e0 \u2013 non \u00e8 la miglior scelta possibile, bisognerebbe almeno assicurarsi di prenderlo sotto il lato migliore per la tua causa. Non \u00e8 esattamente quella che la societ\u00e0 di Seattle ha fatto.<\/p>\n<p>Amazon ha rilasciato una nota in cui accusava editori e autori di essere contro il futuro oggi come lo furono negli anni Trenta quando vennero lanciati i paperback. E lo ha fatto, come detto, con una citazione di Orwell: \u201c<em>The famous author George Orwell came out publicly and said about the new paperback format, if \u2018publishers had any sense, they would combine against them and suppress them.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Peccato che Orwell all\u2019epoca (nel 1936) avesse detto parole decisamente differenti: \u201c<em>The Penguin Books are splendid value for sixpence, so splendid that if the other publishers had any sense they would combine against them and suppress them<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Le parole di Orwell, infatti, non erano una condanna del formato paperback appena lanciato dalla Penguin Books, anzi: lo scrittore affermava che erano un\u2019ottima idea, al punto che gli altri editori avrebbero dovuto coalizzarsi per sopprimerli dato che erano un concorrente pericoloso.<\/p>\n<p>Al danno di credibilit\u00e0 provocato da questo errore si \u00e8 aggiunta anche la beffa: la citazione proseguiva infatti cos\u00ec: \u201c<em>It is of course a great mistake to imagine that cheap books are good for the book trade. Actually it is just the other way about \u2026 The cheaper books become, the less money is spent on books<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 economici diventano i libri, meno si spende per essi. Una frase che \u00e8 un clamoroso autogol per Amazon e che, ovviamente, non \u00e8 passata inosservata.<\/p>\n<p>E intanto il fronte anti-Amazon si sta allargando con preoccupante velocit\u00e0: <strong>la Repubblica Francese \u00e8 ufficialmente scesa in campo a fianco di Hachette<\/strong>, trasformando la difesa dei diritti della casa editrice in un affare di stato; e <strong>il mercato tedesco \u00e8 a sua volta in piena rivolta<\/strong>: oltre mille autori fra Germania, Austria e Svizzera hanno firmato un\u2019iniziativa analoga a Authors United, aprendo un secondo fronte estremamente pericoloso \u2013 il mercato tedesco \u00e8 il pi\u00f9 importante dopo quello americano per Amazon. Il braccio di ferro continua, senza che nessuno dei contendenti accenni a cedere. Per\u00f2 \u00e8 innegabile che sia l\u2019editore quello che sta guadagnando maggior supporto e consensi, mentre Amazon si sta sempre pi\u00f9 ritagliando la parte del malvagio tiranno.<\/p>\n<p>L\u2019impressione che questa volta Amazon abbia veramente fatto il passo pi\u00f9 lungo della gamba \u00e8 accresciuta dal fatto che, invece di cercare per una volta di venire a patti cedendo qualche centimetro, il colosso di Seattle ha avviato un altro scontro della medesima natura \u2013 blocco delle prevendite \u2013 con un\u2019altra societ\u00e0. La forza di Amazon \u00e8 fuori discussione e forse anche un grande editore come Hachette alla fine pu\u00f2 essere costretto a soccombere. Ma andare in guerra contro la Walt Disney potrebbe decisamente non essere la miglior scelta. Perch\u00e9 se impedire le prevendite di film come <em>Maleficent<\/em> o <em>Captain America 2<\/em> pu\u00f2 rappresentare un danno per Disney, \u00e8 molto probabile che rappresenti un danno maggiore per la stessa Amazon \u2013 se voglio acquistare l\u2019ultimo film di Capitan America e Amazon non me lo d\u00e0 non \u00e8 che sto ad attendere, vado da un\u2019altra parte. Disney vende comunque il suo dvd, ma i soldi non li incassa Amazon. Oltre un certo limite l\u2019orgoglio non \u00e8 pi\u00f9 una cosa pratica e un distributore come Amazon dovrebbe essere il primo a intuirlo.<\/p>\n<p><em>di Federico Zecchini<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l\u2019estate atmosferica soprattutto in Italia non \u00e8 risultata particolarmente calda, lo stesso non si pu\u00f2 dire di come il mondo dell\u2019editoria ha vissuto questi ultimi mesi. 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