{"id":15105,"date":"2014-07-07T15:11:36","date_gmt":"2014-07-07T14:11:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.digitaldocument.it\/?p=15105"},"modified":"2014-07-07T15:13:27","modified_gmt":"2014-07-07T14:13:27","slug":"la-ricerca-segreta-di-facebook-nel-mirino-del-garante-privacy-inglese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.digitaldocument.it\/index.php\/2014\/07\/07\/la-ricerca-segreta-di-facebook-nel-mirino-del-garante-privacy-inglese\/","title":{"rendered":"La ricerca segreta di Facebook nel mirino del Garante Privacy inglese"},"content":{"rendered":"<p>Quanto siamo influenzati da quello che leggiamo sui social? E&#8217; possibile alterare queste emozioni, spingendoci in un senso oppure nell&#8217;altro? Domande che in Facebook si sono posti oltre due anni fa, anche se la notizia \u00e8 solo di questi giorni.<\/p>\n<p>Un gruppo di ricercatori e scienziati di Facebook e delle<strong> Cornell University<\/strong> e <strong>University of California<\/strong> hanno eseguito un test segreto, nel gennaio 2012, modificando l&#8217;algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca degli utenti del social network pi\u00f9 famoso del mondo. Quasi 700mila utenti sono stati interessati da questo test, svoltosi senza la loro consapevolezza. I risultati, pubblicati sulla rivista <em>Proceedings<\/em> della <em>National Academy of Sciences<\/em> degli <strong>Stati Uniti<\/strong>, hanno messo in luce come la tipologia di notizie mostrate e la percentuale di positivit\u00e0 o negativit\u00e0 delle stesse influenza la tipologia e il carattere dei post degli utenti, mutandone l&#8217;umore.<\/p>\n<p>La notizia di questa ricerca ha sollevato un vespaio in termini di privacy. In molti si chiedono quanto sia etico condurre uno studio di questo genere senza alcun consenso da parte degli utenti. C&#8217;\u00e8 chi ha sottolineato che tutto ci\u00f2 \u00e8 legittimo, in quanto all&#8217;atto di iscrizione a Facebook si accetta una clausola che consente agli amministratori di Facebook operazioni interne, compresa la ricerca e soluzione di problemi, l\u2019esame di <strong>dati<\/strong>, <strong>test<\/strong>, ricerche e miglioramenti del servizio.<\/p>\n<p>Non la pensa cos\u00ec l\u2019<strong>Information Commissioner\u2019s Office<\/strong> (ICO) inglese, l\u2019equivalente del nostro <strong>Garante della Privacy<\/strong>, che ha deciso di avviare un\u2019inchiesta. L\u2019istituzione del <strong>Regno Unito<\/strong> vuole capire se con questo esperimento il sito abbia manipolato i <strong>dati<\/strong> <strong>personali<\/strong> degli iscritti. Secondo le indiscrezioni l&#8217;inchiesta sar\u00e0 coordinata con la controparte irlandese, paese che ospita la sede europea di Facebook. Tra le ipotesi, secondo quanto riportato dal <em>Financial Times<\/em>, anche la possibilit\u00e0 di comminare una multa di <strong>500mila sterline<\/strong>, equivalenti a <strong>800mila dollari<\/strong> circa. Per ora altri Garanti privacy non hanno avviato iniziative nei confronti di Facebook, ma non \u00e8 escluso che possano arrivare nei prossimi giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto siamo influenzati da quello che leggiamo sui social? E&#8217; possibile alterare queste emozioni, spingendoci in un senso oppure nell&#8217;altro? 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